SIERO DI LATTE, UNA BEVANDA ENERGETICA DAGLI AVANZI

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Il siero di latte è un’ottima bevanda energetica, se ne stanno accorgendo alcune latterie italiane, anche se è una scoperta recente e di nicchia. In Svizzera e in Austria già da decenni è un successo grazie anche all’aggiunta di succhi di frutta, e sono nate anche le versioni liofilizzate. Il siero è ricco di proteine, ha pochi grassi, meno dell’1%, e poco lattosio, che lo rende adatto a chi è intollerante.
La prima in Italia a iniziare la produzione è stata la cooperativa Latteria di Livigno, evidentemente la vicinanza con le due nazioni alpine ha suggerito la scelta produttiva. La bevanda si chiama Saron, il nome in dialetto del siero di latte, ed è proposta all’arancia e al limone in confezioni da un litro.
La seconda azienda a lanciarsi in questo mercato è stata cooperativa Latte Arborea, il nome commerciale è Wey, quasi traduzione dall’inglese di whey, siero, e lo definisce uno snack. E’ confezionato in piccoli contenitori mododose in tre gusti: mango, frutto della passione, e ace, arancia, carota, limone.
La patria dell’uso del siero del latte come bevanda energetica è la Svizzera, la Rivella, il nome commerciale, è stata inventata nel 1952, e dove da allora è stata sviluppata la linea più articolata, comprese quelle con il tea e con i prodotti del commercio equo e solidale, mentre quella ipocalorica risale al 1958.
In Austria l’immissione sul mercato con il nome Lattella è del 1979, anche qui il siero è associato soprattutto a frutta esotica, ma anche alla fragola, non mancano le versioni light, ed è pure proposto come base per cocktail.
In realtà il siero di latte è una bevanda dal sapore sostanzialmente neutro, il gusto dovuto ai succhi o a gli infusi con cui è miscelato.
Questo avanzo della produzione dei formaggi è considerato quasi sempre un rifiuto, mentre è una risorsa preziosa. Attualmente l’uso più frequente è quello alimentare per i maiali negli allevamenti.
Negli ultimi anni sono stati sviluppati l’uso energetico attraverso una digestione anaerobica per ottenere biogas, e per la produzione di film plastici biodegradabili per uso alimentare.

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