Rifugi climatici estivi con assistenza, nelle strutture comunali e negli spazi culturali, fino ad alcune aziende agricole. Ma anche evoluzione del sistema informatico territoriale per rilevare povertà abitative, quindi intervenire per ridurre le fragilità nelle ondate di calore. E’ l’esperienza di Bristol, 425.000 abitanti sulla costa occidentale dell’Inghilterra.
Sono quattro anni che nella città del Regno Unito esistono i rifugi climatici estivi, un’evoluzione di quelli invernali contro il freddo. Non si tratta solo di spazi dove le persone possono trovare un conforto per la temperatura. Si tratta di luoghi con operatori per avere assistenza sanitaria, verifica dei parametri vitali e dell’idratazione, e sociale, come ottenere i sussidi per acquistare apparecchiature per migliorare la vivibilità. Qui si possono avere informazioni su che cosa mangiare nei periodi critici, e trovare animazione, come ginnastica dolce, per affrontare i periodi climatici caldi estremi insieme ad altre persone. La socialità è infatti un aspetto importante per gli utenti.
Per questo motivo sono stati attrezzati sia spazi pubblici che culturali, e, oltre agli operatori, sono presenti anche volontari.
I picchi di mortalità durante le ondate di calore sono il secondo periodo più critico dell’anno, dopo quello dell’influenza per numero di decessi, che colpiscono soprattutto anziani e persone fragili.
Nelle fattorie urbane l’accoglienza avviene nelle zone in ombra, e nelle ore di minore assolamento sono organizzate anche attività leggere di giardinaggio sia per anziani che bambini, oltre al monitoraggio dell’idratazione e dell’alimentazione, magari con erbe raccolte negli orti.
Nei quartieri multietnici gli operatori dei centri pubblici sono anche mediatori culturali, quindi spiegano e traducono in varie lingue le avvertenze su come affrontare i picchi di calore, i servizi presenti e i sussidi che si possono richiedere.
Il sistema informatico territoriale dell’amministrazione di Bristol è stato implementato con una serie di dati per calcolare l’indice di vulnerabilità degli abitanti. Gli interventi di adattamento e mitigazione climatica sono pianificati anche in base alle necessità sociali, demografiche, epidemiologiche, oltre che edilizie e urbane.


























