MULTIMOBILITA’: LA PRIMA OPERA PUBBLICA CICLABILE DI MILANO

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L'ippovia di Anonimo - skyscrapercity.com - Milano sparita da Wikipedia

Benvenuti nella prima opera pubblica per la mobilità ciclistica di Milano. Benvenuti nel primo presunto conflitto del percorso per bici piazza San Babila – Sesto San Giovanni, per ora chiacchiericcio da media agostani e attempati commentatori da tastiera frequentatori di Facebook.

A Milano si sta realizzando uno straordinario piano per la mobilità ciclistica, necessario per provare a non paralizzare la città nell’imminente nuova fase della ripartenza nella convivenza con la pandemia Covid 19.

Riuscire a spostare più persone possibile dai mezzi pubblici e privati verso le due ruote, bici ma anche monopattini, è una necessità inderogabile per la sicurezza di tutti, oltre che per l’efficienza della città per ogni cittadino e attività.

Per la prima volta, quindi, si stanno realizzando infrastrutture ciclabili come si costruiscono le metropolitane. Si individuano le direttrici, sono progettati gli interventi, si costruiscono. Sta accadendo anche per i raccordi dei tratti realizzati in passato e assurdamente sconnessi.

Non si riescono a fare processi partecipati causa emergenza Covid, ma le correzioni, grazie all’ascolto, avvengono. L’assetto di piazza Lima e la stessa soluzione per viale Monza sono stati cambiati, nel primo caso dopo la prima tracciatura.

La perfezione è il nemico delle realizzazioni.

Ci sono problemi, ci saranno problemi, è ovvio, si cambia modalità di spostamento quindi ci sono i relativi cantieri. L’entità di questi deve guidare i decisori pubblici, e anche i raccontatori, altrimenti banali portavoce degli esagitati di ciascuna fazione, che creano solo rumore utile a se stessi. Ogni cantiere, ogni nuova opera che cambia abitudini consolidate ne crea. Solo che dirottare auto è una delle operazioni più semplici, se paragonata alla complessità di spostare una linea tranviaria o una logistica merci.

La circolazione privata è infatti carsica, trova innumerevoli soluzioni, anche non previste, inoltre le opere ciclabili sono tra le meno onerose da realizzare, manutenere, modificare, e anche correggere. I vantaggi dell’incremento della mobilità ciclistica si riverberano anche sui mezzi pubblici e sulla circolazione privata, merci comprese. Si estendono anche a quelli sulla salute, grazie alle esternalità dovute all’esercizio fisico del pedalare, quindi ancora minori costi per il sistema sanitario e soprattutto meno malattie.

In viale Monza prima delle auto passavano i carri trainati dai cavalli, poi è stata costruita la prima linea di omnibus, i tram trainati dai quadrupedi, poi sono arrivati quelli elettrici, con ritardo per i ricorsi dei concessionari della ferrovia Milano-Monza, giusto per non dimenticare la nostra storia. E’ stato poi costruito, a cielo aperto, non con le comode talpe meccaniche di oggi, il tunnel della prima linea della metropolitana, quella sì un’opera imponente nonché impattante, anche solo per il disagio di ruspe, camion e gru in azione per anni. Un mese di cantiere per tracciare la pista ciclabile, e modificare qualche incrocio con semaforo, non si può certamente paragonare.

La direttrice Milano centro-Sesto-Monza è da sempre al centro dell’innovazione, adesso è il tempo della mobilità ciclistica. Si sarebbe potuto evitare di modernizzarci per una pandemia, responsabilità nostra, però questo è il tempo che ci è capitato di vivere. Usiamo quindi l’intelligenza e il pragmatismo che contraddistinguono da secoli le azioni per quel formidabile asse di sviluppo e connessioni, umane ed economiche, e procediamo con la nuova mobilità.

Non è un caso che sia stato raccontato anche da Alessandro Manzoni nei Promessi Sposi, al tempo di un’altra pandemia, per altro. Non ci fermiamo alle chiacchiere distruttive dei talk show televisivi o dei social network, che hanno troppo spesso paralizzato le necessarie risposte a una società, che anche stavolta è più avanzata della sua rappresentazione politica e mediatica. I dati dell’uso del tratto di corso Buenos Aires lo confermano, più delle parole urlate o scritte con veemenza da chi si vuole mantenere la propria rendita, anziché assecondare le libertà e la razionalità di chi ha già scelto di muoversi diversamente.  

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