L’ECONOMIA DEL MAIS DELLE VALLI BERGAMASCHE

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mais bergamo 2015Antichi mais cercasi per valorizzare il territorio. L’esperienza positiva del mais Spinato di Gandino si sta ripetendo con il Rostrato Rosso di Rovetta, entrambi in Valseriana, e altri potrebbero aggiungersi anche in alta Valbrembana.
Biodiversità e sviluppo locale sembrano aver trovato un nuovo modello per l’agricoltura di montagna sostenibile. La riscoperta di alcuni antichi mais orobici, con le loro differenze di forma, colore, grandezza, consistenza e sapore stanno dando opportunità di reddito alle coltivazioni delle terre alte bergamasche, e stanno spingendo agricoltori e appassionati a trovare e seminare le vecchie varietà.
A rendere profittevole la coltivazione è l’uso per alimentazione umana, anche attraverso la trasformazione in prodotti da forno.
L’esperienza più avanzata è quella del mais Spinato di Gandino, nella bassa Valseriana, dove dal 2008, con il ritrovamento di alcune vecchie pannocchie, è iniziato il percorso che ha portato a recuperarne l’antica purezza, in collaborazione con l’Unità di Maiscoltura del Consiglio per la Ricerca in Agricoltura di Stezzano (Bg). Accanto vi è stata la promozione delle peculiarietà: forma spinata o a uncino, colore giallo intenso e semivitrea, odore tipico di polenta, sapore gradevole dolce, aroma intenso, amalgama liscia vellutata. Per questo l’amministrazione di Gandino ha attribuito la Deco, denominazione comunale, il distretto le Cinque Terre della Val Gandino ha collaborato alla promozione, e Slow Food ha contribuito alla conoscenza.
Lo Spinato di Gandino è utilizzato, oltre che nella preparazione della classica polenta, in una serie di altri prodotti salati e dolci. Proprio a Gandino nel 1600 i documenti storici della Serenissima fanno risalire il primo uso della farina gialla arrivata dalle Americhe per la preparazione del piatto tipico orobico.
Analoga esperienza sta avvenendo per il mais Rostrato Rosso di Rovetta, nella media Valseriana. Dove la semente originale è stata conservata da un agricoltore. Il Comune nel 2011 ha attribuito la denominazione comunale. In questo caso il mais è di colore bruno scuro con presenza di parti rossastre, nell’odore ci sono note di patata, il sapore è dolce, l’aroma intenso, e l’amalgama granulosa.
Il terzo è meno conosciuto e si trova fuori dalle valli, è il Nostrano dell’Isola, la zona compresa tra i fiumi Adda e Brembo. Ha un odore impercettibile, sapore lieve e aroma dolce, amalgama liscia omogenea ed è di colore giallo chiaro.
Sulla scia di queste esperienze in alta Valbrembana, capofila il Comune di Cusio, è iniziata da alcuni mesi la ricerca di vecchie pannocchie conservate o di contadini che hanno proseguito la coltivazione del mais tipico. Lo scopo è quello di ricreare iniziative per far ripartire produzione locali che abbiano redditività. Per questo vi è già la disponibilità di alcuni contadini a ospitare le produzioni, e del Cra di Stezzano a selezionare specie che ben si adattino alla coltivazione in alta montagna qualora non sia possibile recuperare i mais antichi. Anche per questo progetto vi è la collaborazione di Slow Food Valli Orobiche.
In alta Valbrembana e dintorni da alcuni anni è in atto la valorizzazione del territorio attraverso le produzioni casearie con i Principi delle Orobie, di cui il Bitto Storico è il formaggio più noto, e la riscoperta della raccolta e uso alimentare e cosmetico delle erbe spontanee.

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