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VENDERE IL CIBO FATTO IN CASA, IN CALIFORNIA SI PUO’ DAL 1° GENNAIO 2013

pane con farine di manitoba e segale, miele di castagno, olio extravergine di oliva, lievito saccharomyces cerevisiae attivi di Fabio Fimiani

Pane fatto in casa con farine di manitoba e segale, e miele di castagno.

Vendere il cibo fatto in casa. La California dal 1° gennaio 2013 ha legalizzato la produzione casalinga di piatti e conserve. Arriva ancora una volta dalla costa occidentale degli Stati Uniti un’altra innovazione sostenibile.

Per i cittadini prima di operare come piccoli artigiani è necessario seguire un breve corso di sicurezza alimentare con esame, pagare una tassa specifica, etichettare i cibi, sottoporre la propria cucina a un controllo l’anno, ed evitare che gli animali domestici la frequentino.
La norma californiana non permette la trasformazione di latte in formaggio o di carne in salumi ed è l’esito di una protesta di panificatore domestico con forno a legna, al quale era stata chiusa l’attività.
Dallo stato simbolo della costa occidentale sono nate numerose innovazioni nell’alimentazione e nell’agricoltura che si sono poi estese al resto degli Usa, dalle coltivazioni biologiche ai mercati dei produttori, passando per la diffusione di frutta e verdura fresca e della produzione di birra artigianale. Una norma simile a questa dei laboratori domestici californiani già esiste in altri stati degli Usa, di fatto legalizza quanto già avviene in numerosi paesi, Italia compresa, dove sarebbe utile adottarla.

 

LA MOBILITA’ ELETTRICA A PORTLAND SVILUPPA LA NUOVA ECONOMIA

A Portland i mezzi di trasporto elettrici sono una realtà che sta generando anche nuova economia.

Nella città dell’Oregon, costa nord occidentale degli Stati Uniti, istituzioni e privati stanno concorrendo a realizzare una nuova mobilità, e le relative attività economiche a basso impatto ambientale.

Portland si è dotata dal 2010 di un apposito piano per sostenere la diffusione dei mezzi elettrici e delle infrastrutture necessarie per alimentarli.

Il documento fa parte delle azioni per realizzare il piano clima della città, che prevede di ridurre le emissioni di anidride carbonica che surriscaldandola terra. Portland vuole arrivare entro il 2050 a diminuire dell’ottanta per cento quanto produceva nel 1990, l’anno di riferimento del Protocollo di Kyoto, obiettivo intermedio della città entro il 2030 è una riduzione di emissioni del quaranta per cento.

Per incrementare la diffusione di auto elettriche sono state introdotte agevolazioni fiscali per l’acquisto dei mezzi e l’installazione di stazioni di ricarica. L’amministrazione di Portland si è dotata di un apposito sito internet che permette in modo semplice di fare domanda per mettere una colonnina di ricarica, le risposte arrivano in ventiquattro quarantotto ore.

I privati hanno investito in questo settore e l’offerta di stazioni di ricarica nell’area metropolitana della città dell’Oregon è diversificata e queste infrastrutture sono diventate elementi di design, sia che si trovino in luoghi pubblici o in autorimessa privata.

Un sistema intelligente permette di gestire la ricarica nelle ore in cui l’elettricità costa meno, così come un’applicazione permette di conoscere la colonnina di ricarica più vicina, se può ricaricare velocemente e in che orari è disponibile.

Anche il car sharing, il sistema di auto in condivisione, ha una flotta di mezzi elettrici.

Su iniziativa dell’amministrazione locale a Portland, da tre anni, si sta sviluppando un distretto specializzato nella mobilità elettrica, al quale collaborano anche l’università e centri di ricerca privata.

Questo mercato è in crescita, visto che sulla costa occidentale degli Stati Uniti e del Canada sono numerose le iniziative per la sostenibilità urbana che necessitano di tecnologie a basso impatto ambientale.

Sulla mobilità elettrica negli Usa, ma sulla costa orientale, è possibile approfondire qui.

 

FATTORIA DIDATTICA E ORTI URBANI A PORTLAND, OREGON

zenger farm portland fattoria didattica

Fattoria didattica Portland

Una fattoria didattica cittadina e giardini di comunità con orti urbani. Sono un pezzo dell’alta vivibilità di Portland, capitale dell’Oregon, costa occidentale degli Stati Uniti, subito a Nord della California, uno dei centri del nuovo Nordamerica sostenibile.

La ricerca di un riequilibrio nei rapporti tra città e campagna è passato anche dal recupero di una vecchia azienda agricola con caseificio in via di dismissione nella periferia di Portland, cinquecentomila abitanti in città, duemilioni e centocinquantamila nell’area metropolitana.

La Zenger Farm nel 1994 è stata acquistata dall’amministrazione della capitale dell’Oregon, che, dopo un progetto realizzato con la partecipazione dei cittadini, ha deciso in quale modo usare la vecchia fattoria. Per questo una parte è stata destinata al contenimento delle pioggie, data la sua originaria vocazione di pianura alluvionale. Una parte è così diventata un ecosistema umido, con relativa importante biodiversità e recupero di equilibrio idrico per i vicini quartieri. Un’altra porzione dei terreni è stata affittata a un’impresa agricola, che in seguito è diventato il principale pilastro dell’evoluzione in fattoria didattica urbana.

Per questo Zender Farm è un’azienda agricola no profit, con produzione di ortaggi e allevamento di polli, alla quale collaborano dalle scuole dell’obbligo all’università, e che è retta da un’associazione di abitanti del sudest di Portland, la zona dove si trova la fattoria. Scopo principale trovare soluzioni sostenibili per l’agricoltura periurbana, in primo luogo per mantenere in equilibrio economico la stessa Zender Farm. Tra le iniziative della fattoria vi è l’organizzazione di un locale mercato dei contadini.

Altro programma dell’amministrazione e dei cittadini di Porland, sempre per ricostruire un rapporto tra città e campagna, è quello dei giardini di comunità con orti urbani. Dal 2009 la collaborazione tra abitanti, istituzioni e privati ha permesso di incrementare le iniziative verso la sicurezza e l’autosufficienza alimentare. Di pari passo sono andate le assegnazioni, nel 2011 sono state centocinquanta, e la realizzazione anche orti scolastici, che hanno consentito scambi di conoscenze nei vari ambiti della città dove il programma degli orti urbani di Portland è in corso. La lista di attesa è ancora lunga, e segnala la voglia di nuova agricoltura cittadina.

Anche in Italia ci sono alcune storie di innovazione nell’attività attività primaria periurbana come quello che ha portato la fattoria che si trova nel Parco di Monza a far trasformare il proprio latte biologico in formaggi, creando anche la Monzarella.

 

CALIFORNIA: LA BORSA DELLE EMISSIONI CLIMALTERANTI

La California dovrebbe inaugurare nel 2013 il proprio mercato delle emissioni dei gas climalteranti. Sono infatti stati approvati i regolamenti del cap and trade, quelli che sanciscono i tetti di partenza dei diritti di inquinamento e che stabiliscono le modalità del commercio dei titoli di risparmio, che saranno emessi dai soggetti virtuosi. Si prevede che il nuovo mercato andrà a regime nel 2016 e che tratterà affari per dieci miliardi di dollari. La borsa californiana della CO2 sarà la seconda per dimensioni dopo quello dell’Unione Europea.

L’ultimo passaggio istituzionale necessario è stato approvato all’unanimità a ottobre dal dipartimento aria dell’agenzia statale per la protezione dell’ambiente, ed è arrivato dopo tre anni di confronti, anche aspro, con il mondo dell’industria. L’istituzione del marcato della emissioni della California, una delle principali economie mondiali, era stato sancito da una legge del 2006, la nota Ab 32 sui cambiamenti climatici, per cui si era alquanto impegnato l’allora governatore repubblicano Arnold Schwarzenegger. Obiettivo è far tornare le emissioni climalteranti ai livelli del 1990 entro il 2020. I principali settori industriali coinvolti dal provvedimento sono le raffinerie di petrolio e le centrali termoelettriche.

Il funzionamento. I limiti di emissione sono stati stabiliti attraverso la raccolta per tre anni dei dati sulle emissioni delle industrie. Le imprese sono state raggruppate in settori ed è stato assegnato un punto di riferimento medio delle emissioni. Le aziende potranno emettere fino al 90% di tale importo nel primo anno. Le industrie che opereranno in modo efficiente, sotto il limite stabilito, potranno vendere sul mercato le proprie quote di carbonio in eccesso, le società le cui emissioni saranno, invece, al di sopra del punto di riferimento dovranno compensarle attraverso l’acquisto di crediti.

Chi emetterà i titoli azionari negoziabili? I parchi, per esempio, potranno incrementare l’accumulo di carbonio attraverso l’estensione delle zone boscate o comunque mediante azioni che incrementino il sequestro della C02 Questo aumento di stoccaggio del carbonio può essere trasformato in un credito negoziabile. Ci sarà un’entità indipendente che verificherà che il risparmio di emissioni sia reale, e il nuovo giacimento supplementare sia mantenuto per almeno cento anni. Nessun compensazione di carbonio potrà essere acquistata al di fuori degli Stati Uniti.