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CRESCE L’AGRICOLTURA BIOLOGICA IN ITALIA NEL 2010

8,6%. E’ la percentuale di superfici agricole coltivate con metodo biologico, o in conversione, in Italia nel 2010. Un incremento dello 0,7 rispetto a dieci anni fa. E’ quanto emerge dal Sistema Nazionale per l’Agricoltura Biologica del Ministero per le politiche agricole, che registra però una diminuzione dell’1,7% rispetto al 2009 degli operatori di tutta la filiera, tra questi, per esempio, le aziende della trasformazione o specializzate nell’importazione.

La fotografia del settore, secondo il Sinab, è quindi di una crescita lenta, ma che non si arresta. Da registrare anche l’evoluzione dei produttori che differenziano le proprie attività. Rispetto al 2010, per i dati dell’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare, c’è stato un aumento del 22% delle imprese agricole che hanno affiancato al lavoro nei campi, e nelle stalle, quello di trasformazione dei prodotti. I settori con maggiore presenza di coltivazioni biologiche, sempre secondo Ismea, sono quello dei cereali, del foraggio, delle superfici destinate a pascoli, e dell’olivicultura. La zootecnia segna uno sviluppo per quasi tutti i tipi di allevamento. L’incremento dei consumi è stato consistente, sia nel 2010 che nei primi quattro mesi dell’anno, c’è stato un aumento dell’11,5%. Per superfici coltivate l’Italia si trova al secondo posto in Europa con un milione e centomila ettari, al primo posto c’è la Spagna. Primo mercato si conferma la Germania, seguita da Francia, Regno Unito, Italia e poi la Svizzera, che si trova al secondo posto per spesa procapite in alimenti biologici, al primo c’è la Danimarca, e al terzo l’Austria.

 

 

CLIMA: L’ETICHETTA CON LA CO2 INTRODOTTA A TAIWAN

 

L’impronta dell’anidride carbonica arriverà sulle etichette dei prodotti in vendita a Taiwan. Lo ha annunciato il governo di Taipei nella propria strategia per combattere i cambiamenti climatici. La misura inizierà ad essere applicata a bottiglie di plastica per alimenti, biscotti, caramelle e compact disc.

I provvedimenti contro l’effetto serra non si limiteranno all’etichetta. Ci saranno tetti di emissione per la produzione di ciascun prodotto, misure di sostegno per aiutare gli industriali a calcolare l’impronta di CO2 e ad applicare l’etichettatura, vi sarà un sistema di certificazione, e saranno realizzate strategie per pubblicizzare i prodotti dotati dell’impronta di anidride carbonica.

In questo modo Taiwan si prepara ad affrontare il futuro per le proprie esportazioni, principale fonte di reddito per l’isola. Alcuni grandi catene di supermercati e centri commerciali in Stati Uniti, Regno Unito, e Francia stanno introducendo le etichette sull’intero ciclo di produzione.

Il marchio della CO2 è già stato introdotto nel Regno Unito e in Svezia.