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UN GIARDINO PENSILE DA UNA FERROVIA DISMESSA, A PARIGI

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Una vecchia ferrovia dismessa trasformata in un giardino pensile e un’elegante via di botteghe di artigianato e design.
Il riuso e la creatività sono l’essenza della rigenerazione della Promenade Plantée a Parigi, un lungo viale di quattro chilometri e mezzo che inizia dietro alla nuova Opera della Bastiglia.
E’ un recupero urbano importante quello che ha preso il via dalla chiusura di una ferrovia locale, per cui ci sono voluti vent’anni prima che fosse completata nel 1988. Gli esiti positivi, però, sono tuttora in evoluzione, considerati anche i nuovi condomini che vi si affacciano, e che sono stati realizzati proprio dopo la trasformazione del manufatto ferroviario in giardino pensile.
Le difficoltà dovute all’alto costo della demolizione hanno fatto ingegnare la creatività, ed è quindi scaturita la proposta di cambiare la vocazione della sopraelevata lasciandola al suo posto. La vecchia struttura ferroviaria della Promenade Plantèe è stata quindi nuovamente integrata nel quartiere, sia dal punto di vista paesaggistico, sia da quello sociale, grazie alle attività artigianali e commerciali che si sono insediate al di sotto, e che hanno avuto nuovo impulso dalla localizzazione, con relativo grande marciapiede adiacente. Le connessioni del quartiere sono rimaste grazie ai numerosi passaggi aperti sotto il vecchio cavalcavia.
Accanto al viadotto sono stati realizzati condomini e strutture pubbliche come biblioteche, che insieme alle botteghe artigianali e commerciali, e naturalmente al giardino pensile, hanno reso viva e integrata con il quartiere la ferrovia dismessa.
La Promenade Plantèe a Parigi è una rigenerazione urbana sostenibile alquanto originale, che è diventata il motore della riqualificazione del quartiere circostante. Da problema a risorsa, una buona pratica da manuale per urbanisti e appassionati di qualità urbana.

 

NUOVA AGRICOLTURA NELLE TERRE INCOLTE DELL’ILLE DE FRANCE

Vernouillet campi agricoli

Nuova agricoltura nell’Ille de France. Si possono tornare a coltivare i campi anche nell’area metropolitana di Parigi, dove costruire case o capannoni è molto più redditizio che lavorare la terra.
E’ la storia di Vernouillet, comune da 10.000 abitanti a 35 chilometri a nord della capitale francese in riva al fiume Senna.
Qui dal 1994 un movimento di abitanti ha iniziato un percorso di recupero delle coltivazioni che ha bloccato l’espansione urbana al servizio di Parigi.
Uno dei leader di questa svolta è stato anche eletto sindaco nel 1996.
Da allora il processo di recupero delle terre incolte va avanti nella tradizione agricole di questa parte dell’Ille de France, dove la vocazione è per la produzione di ortaggi e frutta.
La prima azione intrapresa è stato di fare il censimento delle aree incolte, in questo modo con i proprietari sono stati verificati i motivi dell’abbandono.
Contemporaneamente sono iniziati i contatti con gli enti locali superiori per verificare l’accessibilità di fondi per l’attività primaria, mentre il consiglio comunale ha promulgato una carta per l’agricoltura periurbana, che ha sancito come sia un’attività economica, e non sono la manutenzione dei prati.
Il processo di recupero delle terra incolte è stato lungo, ma è arrivato a buon punto e ha contagiato anche altri comuni sia dell’Ille de France che di altre zone della Francia.
Tra le attività intraprese a Vernoullet c’è stato anche il recupero dei reticolo idrico minore, che oltre a servire l’agricoltura è stato usato in funzione di riequilibrio del sistema idraulico per la prevenzione di esondazioni e allagamenti.

Altri esempi di valorizzazione dell’attività primaria di prossimità in Spagna sono quelli di BadalonaGirona, Costantina, e della Strada Parco nell’Altopiano Nord Est della Murcia, in Francia di Tolosa e in Germania di Hannover.

 

PARIGI: CAR SHARING ELETTRICO PER L’ARIA E L’INDUSTRIA

Autolib Lyon logo

Un’auto in condivisione al posto di quindici private sottoutilizzate e ingombranti. E sempre di più con la migliore tecnologia sostenibile presente sul mercato. Sono i servizi di car sharing, una delle nuove strategie per ridurre la congestione, quindi l’inquinamento nelle città, adottato dalle amministrazioni comunali. Un impegno che vede Parigi pronta a diventare la capitale mondiale delle auto intelligenti. Il progetto Autolib prevede tremila auto elettriche per settecento parcheggi, tutti dotati di colonnine per la ricarica, in questo momento vi è qualche intoppo dovuto all’infiammabilità delle batterie adottate dalle auto in sperimentazione. L’iniziativa parigina è di fatto un ritorno alle origini, visto che il primo servizio di questo genere, il Witkar di Amsterdam, fu creato nel 1974 e fu chiuso nel 1986, proprio con piccole autovetture bianche, che è il significato del nome in olandese, alimentate a elettricità. Qui è possibile vedere un breve video. Tra le città in Europa con maggiore diffusione dell’auto in condivisione ci sono Zurigo, in Svizzera, e Brema, in Germania. In Italia Milano ha visto la fusione del primo servizio organizzato da Legambiente, il Milano Car Sharing, con quello dell’Atm, l’azienda trasporti municipale, in Guidami, che ha raggiunto la soglia dei tremilasettecento utenti, compresi quelli di Monza e Sesto San Giovanni. Negli ultimi mesi in città, con postazioni anche a Como e Varese, è nato Evai, il servizio di auto condivise di Sems, la società per la mobilità sostenibile delle Ferrovie Nord, azienda a maggioranza della Regione Lombardia. Quest’ultimo servizio è fruibile anche senza abbonamento annuale, e permette la scelta anche di vetture elettriche. La diffusione di questo tipo di auto dipende dalla realizzazione dell’infrastruttura per la ricarica. In California ci sono quelle pubbliche come a Los Angeles o San Francisco, e nella Silicon Valley non sono rare imprese come Google che hanno dotato le proprie autorimesse di prese elettriche a disposizione degli utenti. Anche dal car sharing passa, quindi, la scommessa delle industrie automobilistiche per trovare nuovi mercati sostenibili, per i propri conti e per l’ambiente.