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PIANTE OFFICINALI PER L’AGRICOLTURA MULTIFUNZIONALE

Piante officinali per l’agricoltura multifunzionale. Una nuova risorsa per l’attività primaria, tra le poche a crescere anche in questi anni di crisi economica.
Se ne parlerà il 6 dicembre in una giornata di convegno organizzato dalla Scuola Agraria del Parco di Monza.
Le piante officinali sono state per lungo tempo un prodotto della natura e solo recentemente sono diventate oggetto di coltivazione. Il loro consumo continua ad aumentare, mentre le superfici coltivate sono rimaste sostanzialmente invariate. Il fabbisogno è coperto da prodotti importati, il settanta per cento dai paesi dell’Europa orientale e da quelli di nuova industrializzazione. Secondo Assorbe il mercato interno si aggira tra i cento e i centoventi milioni di euro, e riguarda oltre cento specie che possono essere sottoposte a coltivazione intensiva per i laboratori di trasformazione interni alle aziende agricole o per l’industria specializzata in prodotti a base di erbe.
Le piante officinali possono, inoltre, essere utilizzate per la realizzazione di parchi e giardini e nel settore del verde ornamentale, andando a occupare nuovi sbocchi di mercato.
Per questo la Scuola Agraria del Parco di Monza oltre al convegno attiverà anche un corso di formazione professionale.

Un altro settore di multifunzionalità in crescita è quella nel settore lattiero caseario, un esempio è la Monzarella e la filiera dei formaggi biologici realizzati proprio vicino alla Villa Reale di Monza.

 

CIAR CUME’ L’ACQUA DEL LAMBER, IL FUTURO DEL LAMBRO

Documentario sul Lambro Legambiente

Il Lambro è un fiume, è vita. Attorno ad esso si è sviluppata una grande concentrazione di abitazioni, industrie, attività agricole, e i suoi spazi naturali sono stati bei luoghi per il tempo libero. E potranno esserlo ancora, insieme al resto delle attività presenti, se riusciremo a fare pace con questo corso d’acqua lungo centotrenta chilometri. Che adesso consideriamo un corpo estraneo.

Di questo parleremo a Monza, grazie a Legambiente, a due anni dallo sversamento di idrocarburi dalla Lombarda Petroli di Villasanta (Mb). L’occasione sarà la proiezione “Ciar Cumè l’acqua del Lamber” (Chiara come l’acqua del Lambro), il documentario realizzato da Elena Maggioni, Hulda Federica Orrù e Carlotta Marrucci, e prodotto da Legambiente, per ricostruire questo filo di relazioni interrotto. Il rapporto tra il fiume e i suoi abitanti è reciso da prima dell’incidente di due anni fa, anche se qualche miglioramento c’era stato, grazie anche alla tenacia di pochi appassionati ambientalisti, nonostante il fallimento del piano di risanamento Lambro-Seveso-Olona degli anni ’80, ancora prima di Tangentopoli.

Lo sversamento criminale di due anni fa ha, speriamo, offerto un’occasione per occuparsi di questo corso d’acqua prezioso e malato. Tra poche settimane, finalmente, sarà firmato il Contratto di Fiume Lambro Settentrionale (il cosiddetto ramo meridionale è il proseguimento dell’Olona a sud di Milano), uno strumento istituzionale coordinato dalla Regione Lombardia tra tutti gli enti locali che si susseguono lungo il corso del fiume, che dovrebbe permettere di affrontare in modo coordinato i problemi.

Sappiamo che il risanamento è possibile, come dimostrano i casi dei fiumi Emscher e Ruhr, nell’omonima regione simbolo dell’industria pesante nel land tedesco della Renania-Palatinato. Corsi d’acqua ben più inquinati del Lambro che da tempo sono tornati a essere trasparenti e vissuti.

Il documentario “Ciar cumè l’acqua del Lamber” sarà proiettato in anteprima mercoledì 22 febbraio 2012, alle 20.45, presso Sala Maddalena in via Santa Maddalena, 7 a Monza. Al termine del documentario condurrò un dibattito con una delle autrici dell’opera, Federica Orrù, il presidente di Legambiente Lombardia, Damiano Di Simine e Mario Clerici di Regione Lombardia.

 

TAPPI DI SUGHERO, CAMPAGNA PER RICICLAGGIO E RIUSO

Tappi di sughero da riciclare, grazie al riuso della corteccia con la quale sono fatti. Sempre di più, con maggiori utilizzi, e creazione di reddito per coloro che vi lavorano. Unica limitazione, niente più chiusura della bottiglie di vino.

Prosegue, apparentemente in silenzio, ma sempre in crescita, la raccolta differenziata volontaria dei tappi di sughero delle bottiglie di vino. Contemporaneamente il riuso continua a diffondersi, nell’edilizia, come isolante naturale con ottime prestazioni, ma anche, per esempio, nel contenimento dell’inquinamento idrico da idrocarburi. L’attività di volontariato è tuttora strategica e indispensabile per riuscire nella raccolta, il sughero, infatti, costa poco al chilo e occupa parecchio spazio, a causa del suo basso peso specifico.

Da poco tempo è iniziato il progetto Etico per raccogliere, ripulire e rigenerare i sigilli di sughero usati, ed è promosso da Amorick Cork Italia, azienda portoghese specializzata in prodotti di sughero. La nuova campagna prende l’eredità del precedente “Tappi a chi?”, coordinato da Rilegno, alcuni protagonisti del settore non profit sono infatti ancora i medesimi, come l’associazione A Braccia Aperte di Milano, che sta realizzando il Parco della Vita a Cesano Boscone (Mi), o la cooperativa sociale Arti e Mestieri di Boves (Mi), specializzata in bioedilizia e bioarredamento.

Ulteriore passaggio ad alto valore sociale l’inserimento del lavoro delle persone detenute del carcere di Bollate (Mi), che si occuperanno della selezione dei materiali impropri, come le gabbiette di metallo, o dei tappi di silicone, che per disattenzione sono confusi con quelli di materiale naturale.

Intanto in Sardegna è stato attivato Sughero Naturale, un programma per la valorizzazione di tutta la filiera, dalla coltivazione delle querce all’utilizzo per opere d’arte, passando ovviamente per la bioedilizia e per i tappi da vino.

Per chi fosse interessato a portare i tappi, o a iniziare un’attività di raccolta, a Braccia Aperte ha realizzato una mappa con i punti di conferimento, che per ora sono nelle province di Milano, Monza, Lecco, Sondrio, Como, Varese, Pavia, Biella, Cuneo, Genova, La Spezia, Roma, Bari, e Trento.

 

MONZARELLA, LA BIOMOZZARELLA DEL PARCO DI MONZA

Monzarella, produzione dal vivo nel centro di Monza

 

Latte monzese biologico doc del Parco. Lavorazione tipica pugliese, anche se il caseificio si trova nella brianzola Muggiò (Mb). Nasce così la Monzarella, la nuova mozzarella made in Brianza. Per festeggiare la fine degli iter amministrativi sono in corso presentazioni con produzione in diretta, degustazioni e animazioni per bambini.

E’ una storia di innovazione della filiera corta quella che ha portato alla realizzazione della Monzarella e degli altri formaggi del Parco di Monza.

Una vicenda alquanto moderna per i tanti intrecci presenti. In primis quello del latte della zona protetta, prodotto dall’azienda agricola Fratelli Colosio, che, oltre ad essere biologica e utilizzare i robot per la mungitura delle vacche, sfalcia l’erba di tutti i prati del parco. L’impresa produce yogurt, che vende direttamente come il proprio latte crudo, in alcuni distributori, di cui uno nel Parco di Monza dove si trova l’azienda, vicino all’ingresso di Vedano al Lambro.

Il secondo elemento fondamentale protagonista è il Caseificio La Murgia di Muggiò, che, già dal nome, evoca le chiare radici nella campagna barese. Qui avviene la trasformazione in Monzarella, e in altri formaggi con lavorazioni tipiche della pianura e delle montagne lombarde tipo stracchino o tipo latteria. Il caseificio, oltre a vendere nella propria sede di Muggiò, ha una piccola distribuzione, visto che ha propri punti vendita a Monza e Sesto San Giovanni.

Proprio nei negozi, dopo l’anteprima in piazza nel centro della città della Villa Reale, stanno adesso avvenendo le presentazioni, la prossima, l’ultima, sabato 29 ottobre a Sesto, in via Picardi angolo via Pellico al 7.

La nascita della Monzarella, ma anche dello yogurt e degli altri formaggi sono stati possibili grazie anche alla collaborazione della Cia, Confederazione Italiana Agricoltori di Milano-Lodi-Monza e Brianza, di cui sono consulente, della Provincia di Monza e Brianza e del Comune di Monza. Inutile dire che le difficoltà maggiori sono state quelle burocratiche, per la cui semplificazione è atteso, probabilmente a breve, un provvedimento dell’assessorato all’agricoltura della Regione Lombardia.