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L’ALTA SALUMERIA CONTADINA DELLA VALLE DEL TICINO

C’era l’artigianato dei salumi divenuto grande industria, e ora c’e’ l’alta salumeria contadina, erede di quell’antico sapere della Valle del Ticino, con Abbiategrasso epicentro di questa storia agroalimentare.

E’ una lenta ma costante crescita quella della riscoperta dell’allevamento e della trasformazione in insaccati e salumi delle carni di maiale, ma anche di oca e bovino in questo territorio diviso tra le province di Milano, Pavia e Novara. Per raccontare questa evoluzione e’ stata promossa la serata “Sei proprio un Salame” all’agriturismo Cascina Caremma di Besate (Mi). Ogni anno l’azienda di Gabriele Corti realizza un’anteprima di Abbiategusto subito dopo la Festa di San Martino, quella che celebra il raccolto e la fine dell’annata agricola, una settimana prima della manifestazione che si svolge ad Abbiategrasso nell’ultimo venerdì, sabato, domenica di novembre da ormai dodici anni.

Per l’occasione c’è stata la possibilità di assaggiare antichi sapori e nuovi prodotti dell’artigianato norcino che si è sviluppato nel territorio del Parco del Ticino, partendo ovviamente dalle solide radici contadine del passato. Oltre ai salumi di maiale della Caremma c’erano quelli della Cascina Cirenaica di Robecchetto con Induno (Mi), che ne produce anche di bovino, della Cascina Bullona di Magenta (Mi) e dell’azienda agricola L’Oca di Albino a Mortara (Pv).

L’antica tradizione dei luganegheri, i macellai-salumieri, dell’Est Ticino sta trovando validi eredi e innovatori grazie alla tenacia di alcune imprese agricole che non vogliono limitarsi ad essere fornitori della grande industria agroalimentare. Per la preservazione di questo patrimonio è stata anche istituita una borsa di studio all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo a Bra (Cn) di Slow Food dedicata a Elio Sgarella, lo storico masular della Caremma, recentemente scomparso.

 

 

LA RINASCITA DEL PEPERONE VERDE DI VOGHERA

Peperone Verde di Voghera

Coltivatori custodi dei semi, un istituto tecnico, una cooperativa sociale e una catena di supermercati. E’ questo il mix che ha permesso al Peperone di Voghera di tornare sulle tavole, prima pavesi, e adesso anche milanesi. L’ortaggio è una delle sette denominazioni comunali (De.Co) della capitale dell’Oltrepo Pavese.

E’ una progressione che prosegue ogni anno quella dell’incremento della produzione di questa bacca dolce e delicata di colore verde chiaro, non a caso soprannominata anche peperone bianco. Il successo è stato, ovviamente, decretato dai consumatori che lo acquistano in quantità sempre maggiore.

La riscoperta è iniziata nel 2005 con la costituzione di comitato scientifico composto da Istituto Tecnico Agrario Gallini di Voghera (Pv), Istituto Sperimentale Orticolo di Montanaso Lombardo (Lo), Istituto di Patologia Vegetale dell’Università di Milano e Cooperativa Villa Meardi di Retorbido, vicino a Voghera. Animatore del gruppo è stato il docente della scuola superiore Pier Luigi Megassini, attuale presidente dell’Associazione per la tutela e valorizzazione del Peperone di Voghera (Pepevo). Dopo una ricerca dei semi da alcuni piccoli produttori, c’è stata per tre anni la riproduzione in serra per ottenere la specie originaria, infine la reintroduzione in campo delle prime piantine nelle terre della Cooperativa Villa Meardi. La catena di supermercati Iper ha quindi di fatto adottato il progetto acquistando gran parte della produzione, vendendola inizialmente nel punto vendita di Montebello della Battaglia (Pv). L’incremento della produzione è costante e adesso il Peperone di Voghera si trova anche in altri punti vendita, come quello di Magenta, in provincia di Milano.

Secondo il Ghiottone Pavese, il Peperone di Voghera è ottimo nel risotto, non poteva mancare l’accoppiata con il riso, un altro dei prodotti dell’agricoltura pavese, e nella preparazione della salsa Peverata.

Su Facebook vi è un gruppo di appassionati, ma l’attività in questo momento è ferma.