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VIAGGIA INTELLIGENTE, VIVI MEGLIO. NONA SETTIMANA EUROPEA DELLA MOBILITA’

Manifesto per la Settimana Europa della Mobilità 2010 Città di Siviglia

 

Traffico e vivibilità. Un binomio inscindibile per la qualità della vita, soprattutto nelle aree urbane. Per questo motivo da nove anni l’Unione Europea organizza la Settimana Europea della Mobilità. Quest’anno vi partecipano millesettecentoundici istituzioni in tutta Europa, trenta quelle Italiane. Al primo posto gli austriaci con quattrocentoventitre enti.

Continua il successo della campagna Ue per migliorare i nostri trasporti. Il consueto appuntamento fissato nella settimana del passaggio dall’estate all’autunno è in continua crescita, anche se fatica a varcare le Alpi. Le città, ma anche le province, per l’occasione organizzano iniziative di sensibilizzazione per ridurre l’impatto ambientale della mobilità, o per inaugurare nuovi servizi. A Vienna, in Austria, da pochi giorni è possibile usare di notte nel fine settimana i treni del servizio metropolitano. A Siviglia, in Spagna, secondo paese per adesioni con trecentoventisette, hanno un ricco calendario di eventi che prosegue il lavoro realizzato dal municipio negli ultimi vent’anni per il trasporto pubblico, e che ha visto negli ultimi otto anni una particolare cura per la mobilità pedonale e ciclabile. Non a caso la capitale dell’Andalusia il prossimo anno ospiterà Velocity, l’annuale conferenza delle città che si impegnano nelle infrastrutture per le due ruote.

In Italia c’è da segnalare Lombardiainbici, l’annuale appuntamento di eventi organizzato da Fiab-onlus che coinvolge anche il mondo dell’associazionismo e delle scuole, oltre che le istituzioni. A Milano si svolgerà il primo convegno europeo di confronto tra servizi di bike sharing.

 

CLIMA: SCENARI DOPO COPENHAGEN

copenhagen cop 15 simbolo 2

 

Copenhagen non è stato un fallimento totale, ma i tempi della politica rimangono lunghi. La Conferenza internazionale sui cambiamenti climatici  è terminata con un sostanziale fallimento, ma ha inaugurato una discussione e una negoziazione finalmente globali, con tutti i principali leader di governo impegnati in prima persona nelle trattative. Uno scenario inedito e a lungo atteso, dunque, non poco.

Il Protocollo di Kyoto sulla riduzione dei gas cosiddetti serra, quelli che provocano l’innalzamento della temperatura della Terra, riesce infatti a incidere sul trenta per cento delle attuali emissioni mondiali. Non tutti i paesi sottoscrittori, peraltro, lo rispettano, l’Italia è tra questi, compresa la Lombardia, il suo propulsore economico. La compagnia è numerosa tra gli altri paesi industrializzati secondo il World Resources Institute di Washington, e anche tra quelli emergenti per l’annuale rapporto dell’associazione Germanwatch di Bonn e Berlino. La crescita dei livelli di emissioni per continenti e pro capite per le nazioni più grandi sono, inoltre, da tempo note. L’aumento di velocità dello scioglimento dei ghiacciai dell’Artico, rispetto a quanto previsto inizialmente dall’Ipcc, il raggruppamento degli scienziati dell’Unfccc, la Convenzione internazionale sul clima delle Nazioni Unite, la cui sede si trova a Bonn, in Germania, invece, lo è da meno.

Peraltro i livelli di riduzione di emissione dei gas serra di cui si è discusso nella Cop15 di Copenhagen, la quindicesima conferenza tra le parti (paesi) sottoscrittori del Protocollo di Kyoto, sono più bassi di quanto servirebbe per non far crescere la temperature del pianeta di oltre due gradi. Lo ha scritto il quotidiano inglese The Guardian nella ricca sezione ambiente nei giorni della conferenza, pubblicando un documento riservato del segretariato della Convenzione sul clima. La notizia è stata poco ripresa in Italia, Alessandro Farruggia del Quotidiano Nazionale l’ha scritta citando i numeri del problema su Aequo.

In tutto questo scenario nella capitale danese si sono visti in azione i leader di Stati Uniti, Cina, India, Brasile, Sudafrica, oltre a quelli dell’Unione Europea, con i paesi fondatori protagonisti, Italia esclusa. Per questo l’assemblarismo Onu è stato un po’ maltrattato, con il tentativo di Usa e Paesi emergenti di far approvare il proprio documento, assai diverso da quello elaborato fino al giorno prima della fine della conferenza, e scritto nelle sessioni ufficiali. Una proposta che prevede entro la fine di gennaio di quest’anno la sottoscrizione da parte di tutti i paesi della propria quota di emissioni di gas climalteranti. Non c’erano nelle bozze di Copenhagen, e non ci saranno entro la fine del mese, le cifre necessarie per fermare la febbre del pianeta, ma le basi perché ci si possa arrivare sono state poste, e in poche settimane ci sarà una prima verifica di questo scenario. Probabilmente ci vorranno ancora anni prima che questi paesi possano stare al passo con le proposte di riduzione dell’Ue, che era pronta a portare il proprio meno venti per cento entro il 2020, quindi già superiore alla riduzione di Kyoto del cinque, a una diminuzione del trenta. Il realismo del ritardo tecnologico degli Stati Uniti, insieme alle aspettative economiche dei paesi emergenti hanno prodotto l’attuale fragile equilibrio, rispetto al percorso, la road map, decisa due anni a Bali, in Indonesia, al termine di Cop 13. L’obiettivo era approvare a Copenhagen un nuovo protocollo internazionale che proseguisse e rafforzasse l’azione di quello di Kyoto, valido fino al 2012.

Altre interessanti riflessioni si possono trovare sul blog scientifico Climalteranti, che ha pure una documentata sezione sui negazionisti dell’effetto serra. Su questo aspetto potete anche leggere i libri “A qualcuno piace caldo” e “Guida alle leggende sul clima che cambia” di Stefano Caserini, docente di Fenomeni di inquinamento del Politecnico di Milano.