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PARIGI: CAR SHARING ELETTRICO PER L’ARIA E L’INDUSTRIA

Autolib Lyon logo

Un’auto in condivisione al posto di quindici private sottoutilizzate e ingombranti. E sempre di più con la migliore tecnologia sostenibile presente sul mercato. Sono i servizi di car sharing, una delle nuove strategie per ridurre la congestione, quindi l’inquinamento nelle città, adottato dalle amministrazioni comunali. Un impegno che vede Parigi pronta a diventare la capitale mondiale delle auto intelligenti. Il progetto Autolib prevede tremila auto elettriche per settecento parcheggi, tutti dotati di colonnine per la ricarica, in questo momento vi è qualche intoppo dovuto all’infiammabilità delle batterie adottate dalle auto in sperimentazione. L’iniziativa parigina è di fatto un ritorno alle origini, visto che il primo servizio di questo genere, il Witkar di Amsterdam, fu creato nel 1974 e fu chiuso nel 1986, proprio con piccole autovetture bianche, che è il significato del nome in olandese, alimentate a elettricità. Qui è possibile vedere un breve video. Tra le città in Europa con maggiore diffusione dell’auto in condivisione ci sono Zurigo, in Svizzera, e Brema, in Germania. In Italia Milano ha visto la fusione del primo servizio organizzato da Legambiente, il Milano Car Sharing, con quello dell’Atm, l’azienda trasporti municipale, in Guidami, che ha raggiunto la soglia dei tremilasettecento utenti, compresi quelli di Monza e Sesto San Giovanni. Negli ultimi mesi in città, con postazioni anche a Como e Varese, è nato Evai, il servizio di auto condivise di Sems, la società per la mobilità sostenibile delle Ferrovie Nord, azienda a maggioranza della Regione Lombardia. Quest’ultimo servizio è fruibile anche senza abbonamento annuale, e permette la scelta anche di vetture elettriche. La diffusione di questo tipo di auto dipende dalla realizzazione dell’infrastruttura per la ricarica. In California ci sono quelle pubbliche come a Los Angeles o San Francisco, e nella Silicon Valley non sono rare imprese come Google che hanno dotato le proprie autorimesse di prese elettriche a disposizione degli utenti. Anche dal car sharing passa, quindi, la scommessa delle industrie automobilistiche per trovare nuovi mercati sostenibili, per i propri conti e per l’ambiente.

 

CRESCE L’AGRICOLTURA BIOLOGICA IN ITALIA NEL 2010

8,6%. E’ la percentuale di superfici agricole coltivate con metodo biologico, o in conversione, in Italia nel 2010. Un incremento dello 0,7 rispetto a dieci anni fa. E’ quanto emerge dal Sistema Nazionale per l’Agricoltura Biologica del Ministero per le politiche agricole, che registra però una diminuzione dell’1,7% rispetto al 2009 degli operatori di tutta la filiera, tra questi, per esempio, le aziende della trasformazione o specializzate nell’importazione.

La fotografia del settore, secondo il Sinab, è quindi di una crescita lenta, ma che non si arresta. Da registrare anche l’evoluzione dei produttori che differenziano le proprie attività. Rispetto al 2010, per i dati dell’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare, c’è stato un aumento del 22% delle imprese agricole che hanno affiancato al lavoro nei campi, e nelle stalle, quello di trasformazione dei prodotti. I settori con maggiore presenza di coltivazioni biologiche, sempre secondo Ismea, sono quello dei cereali, del foraggio, delle superfici destinate a pascoli, e dell’olivicultura. La zootecnia segna uno sviluppo per quasi tutti i tipi di allevamento. L’incremento dei consumi è stato consistente, sia nel 2010 che nei primi quattro mesi dell’anno, c’è stato un aumento dell’11,5%. Per superfici coltivate l’Italia si trova al secondo posto in Europa con un milione e centomila ettari, al primo posto c’è la Spagna. Primo mercato si conferma la Germania, seguita da Francia, Regno Unito, Italia e poi la Svizzera, che si trova al secondo posto per spesa procapite in alimenti biologici, al primo c’è la Danimarca, e al terzo l’Austria.

 

 

IN GERMANIA RICICLANO I PANNELLI SOLARI DI PRIMA GENERAZIONE

Ciclo di vita pannelli fotovoltaici

Si riciclano e si fanno affari, di più in futuro. Con il riciclaggio dei pannelli solari fotovoltaici, quelli per la produzione di energia elettrica. In Germania è stata organizzata la filiera industriale del recupero, con un occhio già al mercato del resto d’Europa, anche se per ora la rigenerazione dei materiali degli impianti che producono energia dal sole avviene su base volontaria.

Ancora una volta da Berlino e dintorni il futuro sostenibile è già presente. Ambiente e sviluppo economico vanno a braccetto, in questo caso l’esigenza di sostituire i pannelli solari usurati dal tempo ha fatto nascere una nuova industria, quella del recupero degli impianti fotovoltaici. Le imprese che decidono di conferire i propri vecchi alle aziende dell’associazione di filiera lo fanno volontariamente. Il sito del raggruppamento di imprese è bilingue, inglese e tedesco, ma il video promozionale è anche in spagnolo, francese e italiano. Un modo per coprire anche mercati al di fuori della Germania, dove non ci sono ancora aziende specializzate in questo riciclaggio, anche perché le installazioni diffuse di pannelli fotovoltaici sono una recente novità.

 

IL BIKE SHARING SENZA STAZIONI

Bike sharing senza stazioni

Bike sharing senza stazioni

Un noleggio automatico di bici grazie al telefono. E’ quello attivo da tre anni in Germania, e che si è diffuso anche in, Austria, Svizzera e Nuova Zelanda. Un bike sharing senza stazioni fisse, che si paga con la pubblicità sulla biciclette.

E’ un altro sistema di funzionamento e finanziamento quello inventato nel paese tedesco. Le biciclette infatti non hanno la necessità di luoghi attrezzati dove prenderle e lasciarle come nel modello più diffuso nel resto d’Europa, Italia compresa. Per sbloccare le biciclette dai catenacci che ne impediscono l’uso è necessario telefonare al centralino del gestore. Questa struttura in Germania è stata introdotta dalle ferrovie nel 2003 e si chiama call a bike. La peculiarietà del nuovo sistema privato è l’estensione dei punti di noleggio oltre alle stazioni dei treni e principali poli di attrazione delle persoe. Una parte della copertura dei costi del servizio avviene attraverso i due tabelloni pubblicitari inseriti sulla bicicletta con una carenatura, oltre naturalmente agli introiti pagati dagli utenti. Nel bike sharing presente nel nostro paese le risorse economiche derivano dalla concessione alla società di gestione del servizio di spazi per le inserzioni nel territorio urbano.

Per fare paralleli sui nuovi modi di usare le due ruote introdotti da questi sistemi di bike sharing, si può dire che il modello con stazioni assomiglia a una linea di autobus dove l’utente è anche conducente e usa il mezzo solo per il periodo dello spostamento. Nel call a bike l’uso è più da noleggio tradizionale del mezzo per tutto il giorno, lunghe fermate comprese dove le bici rimangono ferme anziché essere usate da altri utenti.