Posts Tagged ‘Germania’

FELDHEIM, COMUNITA’ ENERGETICA AUTONOMA

Eolico, fotovoltaico e biogas da rifiuti agricoli. E’ il mix energetico di Feldheim, sessanta chilometri a sud est di Berlino, land del BrandeburgoGermania.

Il piccolo comune, settemilasettecento abitanti, è una tra le tante comunità autonome sorte grazie agli incentivi alle fonti rinnovabili nel paese più manifatturiero dell’Unione Europea.

L’inizio del percorso verso l’indipendenza energetica di Feldheim è del 1998, con l’installazione delle prime quattro pale eoliche alte ottantacinque metri, adesso sono quarantatre, per oltre settantaquattro megawatt di potenza installata. Un altro degli impianti per la produzione di energia si basa sul biogas ottenuto dal letame delle vacche e dei maiali nonché dagli avanzi dei raccolti e dell’insilato di mais, mangime per gli allevamenti. Feldeim è una frazione di Treuenbrietzen e si trova in una zona agricola della Germania orientale. La centrale a biogas produce sia elettricità che calore, distribuito con una piccola rete di teleriscaldamento che rifornisce abitazioni, attività produttive e alcune aziende zootecniche.

Il terzo impianto è una centrale fotovoltaica a pannelli rotanti, quelli che durante la giornata si orientano verso il sole. In questo caso la struttura da quaranta ettari è stata realizzata al posto di una caserma dismessa. La potenza installata è di due virgola due megawatt.

I locali consumi sono decisamente minori rispetto alla produzione, che è venduta alla rete regionale. Gli abitanti di Feldheim, per rafforzare la propria costituzione in comunità autonoma, si sono anche staccata dalla distribuzione elettrica e di calore della principale grande azienda tedesca, e ne hanno costituita una propria. I proprietari sono il comune, i titolari degli impianti di produzione da fonti rinnovabili, i cittadini, i possessori dei terreni, e la locale cooperativa degli agricoltori. Tra gli accordi per la costituzione dell’impresa vi è anche il costo fisso dell’energia per vent’anni, possibile anche grazie all’assenza di fonti fossili, che risentono degli investimenti finanziari.

Feldheim è anche sorto un turismo di operatori e amministratori locali interessati a riprodurre il modello di indipendenza energetica del piccolo comune del Brandeburgo.

Un’altra comunità autonoma si trova a Wildpoldsried, piccolo comune della Baviera.


 

RINNOVABILI, COMUNITA’ AUTONOME AL 10% IN GERMANIA

321% in più dei propri consumi energetici. E’ l’autoproduzione di elettricità da fonti rinnovabili di Wildpoldsried, piccolo comune del sud della Baviera abitato da duemilaseicento persone.

Sono quindici anni che questo lembo di verdissima terra tedesca al confine con il land del Baden Wurttenberg, e con Svizzera e Austria ha iniziato il proprio percorso di sostenibilità, a partire dal pericolo dei cambiamenti climatici per il riscaldamento della Terra. Nel 1997 il consiglio comunale di Wildpoldsried ha infatti approvato una carta di intenti, che prevedeva di intraprendere il percorso per rendere il paese una comunità autonoma energetica, il tutto senza pesare sulle casse pubbliche.

Da allora i nuovi nove edifici pubblici costruiti sono stati dotati di pannelli fotovoltaici, in tre aziende agricole sono stati realizzati centrali a biogas che producono calore ed elettricità partendo dagli scarti, ed è stata realizzata anche una centrale a biomassa, per teleriscaldamento e produzione di energia, alimentata a pellet, gli scarti delle falegnamerie adatti alla combustione, che fornisce gli edifici pubblici. Il catalogo delle fonti rinnovabili utilizzate a Wildpoldsried si compone anche di tre impianti minidroelettici e di nove grandi pali eoliche. A questo vanno aggiunte molte altre azioni, che hanno permesso di raggiungere l’obiettivo di produrre per il 321% di quanto consumato, quindi di guadagnare dalla vendita di energia e di non essere soggetti alle oscillazioni dei costi di petrolio, gas e carbone.

La Germania è sempre più ricca di storie di comunità autonome che sono riuscite a costruire anche un autonomo sistema di approvvigionamento energetico. Le novecento piccole società pubbliche che si sono sviluppate grazie alle rinnovabili sono arrivare a coprire il 10% del fabbisogno nazionale, e puntano ad arrivare al 25 entro il 2030. Altra nota da segnalare un altro 10% di energia prodotta con le rinnovabili in Germania arriva impianti di privati cittadini o contadini.

Altre buone pratiche di produzione energetica decentrata sono il quartiere Hammerby Sjostad di Stoccolma e il recupero degli scarti della lavorazione delle arance a Silla, vicino a Valencia, in Spagna.

 

PARIGI: CAR SHARING ELETTRICO PER L’ARIA E L’INDUSTRIA

Autolib Lyon logo

Un’auto in condivisione al posto di quindici private sottoutilizzate e ingombranti. E sempre di più con la migliore tecnologia sostenibile presente sul mercato. Sono i servizi di car sharing, una delle nuove strategie per ridurre la congestione, quindi l’inquinamento nelle città, adottato dalle amministrazioni comunali. Un impegno che vede Parigi pronta a diventare la capitale mondiale delle auto intelligenti. Il progetto Autolib prevede tremila auto elettriche per settecento parcheggi, tutti dotati di colonnine per la ricarica, in questo momento vi è qualche intoppo dovuto all’infiammabilità delle batterie adottate dalle auto in sperimentazione. L’iniziativa parigina è di fatto un ritorno alle origini, visto che il primo servizio di questo genere, il Witkar di Amsterdam, fu creato nel 1974 e fu chiuso nel 1986, proprio con piccole autovetture bianche, che è il significato del nome in olandese, alimentate a elettricità. Qui è possibile vedere un breve video. Tra le città in Europa con maggiore diffusione dell’auto in condivisione ci sono Zurigo, in Svizzera, e Brema, in Germania. In Italia Milano ha visto la fusione del primo servizio organizzato da Legambiente, il Milano Car Sharing, con quello dell’Atm, l’azienda trasporti municipale, in Guidami, che ha raggiunto la soglia dei tremilasettecento utenti, compresi quelli di Monza e Sesto San Giovanni. Negli ultimi mesi in città, con postazioni anche a Como e Varese, è nato Evai, il servizio di auto condivise di Sems, la società per la mobilità sostenibile delle Ferrovie Nord, azienda a maggioranza della Regione Lombardia. Quest’ultimo servizio è fruibile anche senza abbonamento annuale, e permette la scelta anche di vetture elettriche. La diffusione di questo tipo di auto dipende dalla realizzazione dell’infrastruttura per la ricarica. In California ci sono quelle pubbliche come a Los Angeles o San Francisco, e nella Silicon Valley non sono rare imprese come Google che hanno dotato le proprie autorimesse di prese elettriche a disposizione degli utenti. Anche dal car sharing passa, quindi, la scommessa delle industrie automobilistiche per trovare nuovi mercati sostenibili, per i propri conti e per l’ambiente.

 

CRESCE L’AGRICOLTURA BIOLOGICA IN ITALIA NEL 2010

8,6%. E’ la percentuale di superfici agricole coltivate con metodo biologico, o in conversione, in Italia nel 2010. Un incremento dello 0,7 rispetto a dieci anni fa. E’ quanto emerge dal Sistema Nazionale per l’Agricoltura Biologica del Ministero per le politiche agricole, che registra però una diminuzione dell’1,7% rispetto al 2009 degli operatori di tutta la filiera, tra questi, per esempio, le aziende della trasformazione o specializzate nell’importazione.

La fotografia del settore, secondo il Sinab, è quindi di una crescita lenta, ma che non si arresta. Da registrare anche l’evoluzione dei produttori che differenziano le proprie attività. Rispetto al 2010, per i dati dell’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare, c’è stato un aumento del 22% delle imprese agricole che hanno affiancato al lavoro nei campi, e nelle stalle, quello di trasformazione dei prodotti. I settori con maggiore presenza di coltivazioni biologiche, sempre secondo Ismea, sono quello dei cereali, del foraggio, delle superfici destinate a pascoli, e dell’olivicultura. La zootecnia segna uno sviluppo per quasi tutti i tipi di allevamento. L’incremento dei consumi è stato consistente, sia nel 2010 che nei primi quattro mesi dell’anno, c’è stato un aumento dell’11,5%. Per superfici coltivate l’Italia si trova al secondo posto in Europa con un milione e centomila ettari, al primo posto c’è la Spagna. Primo mercato si conferma la Germania, seguita da Francia, Regno Unito, Italia e poi la Svizzera, che si trova al secondo posto per spesa procapite in alimenti biologici, al primo c’è la Danimarca, e al terzo l’Austria.