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GLASGOW SOSTENIBILE: EMISSIONI -42% ENTRO IL 2020 E NUOVE GESTIONE DELL’ACQUA

Sustainable Glasgow

La via alla sostenibilità di Glasgow passa da una nuova attenzione e gestione del ciclo dell’acqua.
E’ questa una delle azioni primarie che ha intrapreso la città scozzese che è candidata ad essere nel 2015 capitale verde d’Europa, e che ha iniziato una lunga serie di azioni per migliorare la propria qualità urbana entro il 2020.
Innanzitutto c’è un piano clima, che prevede la diminuzione del quarantadue per cento delle emissioni di anidride carbonica, quelle che provocano l’aumento della temperatura della Terra. Si tratta di una decisione del parlamento scozzese, che supera il venti, venti, venti dell’Unione Europa: venti per cento di riduzione delle emissioni, venti per cento di energia da fonti rinnovabili, venti per cento di efficienza energetica, da raggiungere entro il 2020, rispetto ai livelli del 1990.
L’obiettivo di riduzione per il 2050 di Glasgow è dell’ottanta per cento.
L’ammodernamento del ciclo dell’acqua prevede anche misure per il contenimento degli eventi meteorologici, attraverso la realizzazione di un piano di drenaggio delle acque superficiali che usi le aree verdi. Tutto il sistema fognario, di depurazione e di distribuzione è sottoposto da anni ad ammodernamento, dal 2006 al 2010 le perdite sono state diminuite di un terzo.
Anche l’efficienza energetica fa parte degli obiettivi, per questo motivo Glasgow vuole diventare un esempio realizzando una rete elettrica intelligente, in questo modo sarà possibile interscambiare consumo e produzione, anche dei piccoli impianti, e scegliere gli orari migliori in cui acquistare energia.
Una parte del proprio calore dovrebbe arrivare dal recupero di biogas, ottenuto dagli impianti di compostaggio dei rifiuti organici e poi distribuito attraverso reti di teleriscaldamento. In generale tutto il settore della raccolta differenziata è in miglioramento, così come quello dei trasporti. Qui oltre alla ristrutturazione della metropolitana è in corso la realizzazione di una rete di autobus veloci a grande capienza che viaggiano in sede riservata.
A Glasgow non mancano nemmeno i siti di orti comunitari per i cittadini, e l’educazione alla sostenibilità, con trecento scuole coinvolte.

 

 

VENTISETTE COMUNI VERSO L’INDIPENDENZA ENERGETICA

Impianto di biogas a Bruck an der Leith

50% di energia elettrica da fonti autonome e rinnovabili. Accade a Roman Land Carnuntum, aggregazione di ventisette comuni della regione della Bassa Austria, a metà strada tra Vienna e Bratislava.

E’ un nuovo puzzle di fonti di approvvigionamento, con l’obiettivo di arrivare al 100% di indipendenza energetica, quello che è stato realizzato in questa zona al confine austriaco con la Slovacchia. La quota di autoproduzione di calore è al 10%.

Come per tutte le comunità autonome, l’approvvigionamento avviene da un mix di fonti, ricavate da un’osservazione del proprio territorio e degli insediamenti presenti, così da sfruttare in modo innovativo e sostenibile l’esistente. Innanzitutto con il miglioramento della coibentazione del patrimonio edilizio. Per questo ci sono iniziative in ciascuno dei ventisette comuni, come quello di Bruck an der Leith, di informazione e consulenza per i privati. Il segno più visibile sul territorio, della scelta dell’autonomia energetica, sono le imponenti e diffuse pale eoliche, la costruzione delle prime risale al 2000. Non mancano poi sostegni all’installazione di pannelli fotovoltaici, e la diffusione dell’illuminazione a led, compresa quella per le feste di fine anno.

Sempre a Bruck an der Leith è presente anche una centrale per il teleriscaldamento alimentata a biomassa, ottenuta dagli scarti della lavorazione del legno. Un altro impianto che produce calore, ma anche elettricità, è alimentato da biogas, ottenuto dalla fermentazione dei rifiuti organici e dagli scarti delle industrie alimentari.

Nel Roman Land Carnuntum c’è anche il sostegno alla mobilità elettrica, per questo motivo sono a disposizione servizi di noleggio di scooter a batteria e bici servoassistite. Intanto stanno studiando come realizzare fotobioreattori per produrre velocemente e in quantità alghe marine da cui ricavare biocarburanti, partendo dall’energia prodotta dai pannelli fotovoltaici.

Altre comunità energetiche autonome in Austria si trovano a Gussing e Schwaz, e in Germania Feldheim e Wildpoldsried.

 

GUSSING, DIECI ANNI DI INDIPENDENZA ENERGETICA

 

Gussing centrale a biomassa

Gussing è tra le prime comunità energetiche autonome in Europa. I quattromila abitanti del piccolo paese a due ore a sud di Vienna, quasi al confine con Ungheria e Slovenia, da dieci anni si autoproducono tutta l’energia che consumano.

L’indipendenza è basata sulle fonti rinnovabili e sulla loro conoscenza. Proprio dalla cultura delle nuove possibilità per produrre elettricità e calore è iniziato il nuovo sviluppo sostenibile di Gussing. Il piccolo paese si trova nella regione austriaca più povera, il Burgenland.

Fino a ventitre anni fa il comune si trovava isolato, visto che i confini erano quelli dell’orribile Cortina di ferro del blocco sovietico. All’inizio degli anni ’90, grazie ai fondi dell’Unione Europea, è stato realizzato un centro di ricerca sulle fonti rinnovabili. Questa infrastruttura intelligente è stata il motore per studiare come far diventare Gussing indipendente per l’energia usando le risorse e la attività presenti nel territorio vicino.

Prima però di occuparsi di produzione sono iniziate le attività per ridurre e contenere i consumi di elettricità, a partire dalla ristrutturazione di alcuni edifici pubblici.

Nel piccolo comune austriaco ci sono adesso otto impianti per la produzione di energia, una delle nuove importanti fonti di reddito per la città è infatti la vendita di elettricità e biocarburanti prodotti in eccesso. Fonti primarie sono le sono le biomasse, a Gussing ci sono centrali alimentate a biogas ottenuto dalla fermentazione degli scarti del legno, dalla produzione del mais, ma anche dagli avanzi vegetali e dei rifiuti. Queste innovazioni hanno portato alla nascita di un distretto di piccole aziende, una sessantina, che impiegano milleduecento persone, e hanno valorizzato tutto il tessuto urbano, economico e anche della formazione. Tra queste c’è anche una tra le più importanti imprese per la produzione di pannelli fotovoltaici austriache. Per questo motivo anche i comuni vicini hanno deciso di imitare Gussing verso l’indipendenza energetica, che ha pure tagliato le emissioni inquinanti di oltre il 90%.

Nel piccolo comune si è anche sviluppato il turismo, soprattutto di operatori interessati a capire l’esperienza che ha portato alla trasformazione sostenibili del paese, sono cinquemila le presenza all’anno nelle strutture ricettive.

Altre comunità energetica autonome si trovano a Schwaz, sempre in Austria, oppure a FeldheimWildpoldsried, in Germania.


 

FELDHEIM, COMUNITA’ ENERGETICA AUTONOMA

Eolico, fotovoltaico e biogas da rifiuti agricoli. E’ il mix energetico di Feldheim, sessanta chilometri a sud est di Berlino, land del BrandeburgoGermania.

Il piccolo comune, settemilasettecento abitanti, è una tra le tante comunità autonome sorte grazie agli incentivi alle fonti rinnovabili nel paese più manifatturiero dell’Unione Europea.

L’inizio del percorso verso l’indipendenza energetica di Feldheim è del 1998, con l’installazione delle prime quattro pale eoliche alte ottantacinque metri, adesso sono quarantatre, per oltre settantaquattro megawatt di potenza installata. Un altro degli impianti per la produzione di energia si basa sul biogas ottenuto dal letame delle vacche e dei maiali nonché dagli avanzi dei raccolti e dell’insilato di mais, mangime per gli allevamenti. Feldeim è una frazione di Treuenbrietzen e si trova in una zona agricola della Germania orientale. La centrale a biogas produce sia elettricità che calore, distribuito con una piccola rete di teleriscaldamento che rifornisce abitazioni, attività produttive e alcune aziende zootecniche.

Il terzo impianto è una centrale fotovoltaica a pannelli rotanti, quelli che durante la giornata si orientano verso il sole. In questo caso la struttura da quaranta ettari è stata realizzata al posto di una caserma dismessa. La potenza installata è di due virgola due megawatt.

I locali consumi sono decisamente minori rispetto alla produzione, che è venduta alla rete regionale. Gli abitanti di Feldheim, per rafforzare la propria costituzione in comunità autonoma, si sono anche staccata dalla distribuzione elettrica e di calore della principale grande azienda tedesca, e ne hanno costituita una propria. I proprietari sono il comune, i titolari degli impianti di produzione da fonti rinnovabili, i cittadini, i possessori dei terreni, e la locale cooperativa degli agricoltori. Tra gli accordi per la costituzione dell’impresa vi è anche il costo fisso dell’energia per vent’anni, possibile anche grazie all’assenza di fonti fossili, che risentono degli investimenti finanziari.

A Feldheim è anche sorto un turismo di operatori e amministratori locali interessati a riprodurre il modello di indipendenza energetica del piccolo comune del Brandeburgo.

Un’altra comunità autonoma si trova a Wildpoldsried, piccolo comune della Baviera.