
Nell’area metropolitana di Copenaghen c’è una rete di autostrade per biciclette.
A tre anni dall’annuncio della modifica di alcune piste ciclabili che collegavano la capitale danese con i comuni dell’hinterland, questa nuova infrastruttura sostenibile è una realtà, grazie anche ai fondi stanziati contemporaneamente alla presentazione del progetto.
Il potenziamento della mobilità ciclistica fa parte del piano clima di Copenaghen, che prevede di raggiungere il cinquanta per cento di spostamenti in bici entro il 2015. Al momento del varo nel 2009 era al trentasei.
Per riuscire a centrare l’obiettivo è infatti necessario incrementare l’uso della bicicletta negli spostamenti casa-lavoro, casa-studio superiori ai quindici chilometri. Le due ruote sono infatti il mezzo più usato in quelli fino a dieci, dove sono già arrivate al cinquanta per cento rispetto al ventiquattro delle automobili e il ventisei dei mezzi pubblici.
Le autostrade per biciclette prevedono percorsi senza interruzioni e possibilmente distanti dalle arterie stradali. Per questo agli incroci sono previsti sottopassi e sovrappassi, in modo che i ciclisti non debbano fermarsi. Ogni chilometro e mezzo è presente un’area per piccole riparazioni e per gonfiare le gomme. Particolare cura è prevista per la pavimentazione e per la sua manutenzione, compreso lo spazzamento della neve.
Alcuni percorsi urbani sono anche dotati di onda verde dei semafori dedicata ai ciclisti, che varia in base al flusso di traffico, più accentuata al mattino in entrata verso Copenaghen, in uscita nel pomeriggio. Gli incroci sono stati anche dotati di poggiapiedi a appoggiamano per migliorare il confort di coloro che sono fermati dalla luce rossa.
Il numero di ciclisti è censito su alcuni direttrici grazie da alcuni contatori pubblici che mostrano in diretta i risultati.
Il sistema delle autostrade per ciclisti è cofinanziato dalla capitale danese e da venti comuni della sua area metropolitana, che conta due milioni di abitanti.

Bicistazione Cologno Sud. Alla fermata della metropolitana è stata inaugurata una nuova velostazione. Probabilmente la più elegante tra quelle finora realizzate in Lombardia.
Si tratta di una struttura rivestita in legno, che si trova immediatamente vicino alla fermata della linea due, la verde, del metrò di Milano.
Servirà a parcheggiare in sicurezza le bici, a poterle fare riparare, a noleggiarne e ad acquistare ricambi e accessori, i classici servizi utili ai ciclisti urbani, che abbondano nei nodi di interscambio tra mezzo privato e mezzo pubblico, come stazioni ferroviarie e metropolitane.
La prima bicistazione italiana è stata realizzata ormai dieci anni fa a San Donato Milanese (Mi), sull’onda di quel successo si sono succedute quelle di Sesto San Giovanni (Mi), Bergamo, e Lodi, e c’è stato l’insuccesso di quella di Cinisello Balsamo (Mi).
Anche a Brescia e Bollate (Mi) ci sono infrastrutture simili alle stazioni ferroviarie, ma in questo caso c’è solo il servizio di parcheggio custodito.
Anche Milano ha deciso di realizzarne, la prima sorgerà alla Comasina, al capolinea della linea tre, la gialla, della metropolitana.
Resta ancora un’incognita per i comuni che si stanno impegnando per la mobilità ciclista su come gestire queste infrastrutture, in Italia per adesso sono piccole società, associazioni o cooperative sociali. Nel resto d’Europa sono molto più comuni e grandi, visto che hanno iniziato a reintrodurre l’uso della bici come mezzo di trasporto con venticinque anni di anticipo. Spesso la gestione è affidata alla ferrovie, visto che la gran parte sorge accanto alle stazioni del servizio regionale.
Il nostro paese è in ritardo di venti, venticinque anni nelle nuove infrastrutture per la mobilità urbana delle due ruote. Nessun politecnico prevede esami ad hoc, e purtroppo spesso si vede nelle realizzazioni dei piani per la mobilità e nella costruzione dei percorsi ciclabili.

La via alla sostenibilità di Lubiana si vede dalle biciclette presenti nelle strade della città.
E’ questa una delle principali innovazioni nella mobilità introdotte dai processi partecipati che la capitale slovena ha attivato negli ultimi lustri.
Proprio l’organizzazione dei trasporti è stata modificata grazie all’ascolto e alle proposte arrivate dai forum ai quali hanno partecipato gli abitanti.
La bicicletta è stata introdotta nel sistema della mobilità grazie alla realizzazione di itinerari ciclabili che passano nello storico e affascinante centro città pedonale. L’amministrazione comunale ha pure realizzato una serie di parcheggi coperti per le due ruote e ha introdotto il servizio di bike sharing.
Sempre grazie ai forum con i cittadini sono stati modificati i percorsi delle linee del trasporto pubblico, e sono stati adottati combustibili a ridotto impatto ambientale come il biodiesel.
Anche la raccolta differenziata dei rifiuti è presente, a Lubiana c’è un sistema di cassonetti sotterranei ma visibili in superficie per poter conferire le diverse frazioni degli scarti domestici o commerciali.
La riduzione dei rifiuti passa anche per il sostegno all’acqua pubblica grazie a una rete di fontane e a cartelli che raccomandano di berla al posto di quella in bottiglia.
Anche l’agricoltura biologica ha avuto un incremento per la presenza a Lubiana di mercatini da oltre un decennio. Proprio questa iniziativa è stato il volano per la crescita di tutto il settore che ha portato la città ad ospitare anche un’ecofesta e un’ecosettimana dedicate alle produzioni organiche.
Ovviamente per lo sviluppo sostenibile non può mancare il recupero delle aree industriali dismesse, al centro di un’apposita progettazione da dieci anni, che è resa pubblica in una mostra permanente dei nuovi insediamenti nella capitale slovena.

La via alla sostenibilità di Glasgow passa da una nuova attenzione e gestione del ciclo dell’acqua.
E’ questa una delle azioni primarie che ha intrapreso la città scozzese che è candidata ad essere nel 2015 capitale verde d’Europa, e che ha iniziato una lunga serie di azioni per migliorare la propria qualità urbana entro il 2020.
Innanzitutto c’è un piano clima, che prevede la diminuzione del quarantadue per cento delle emissioni di anidride carbonica, quelle che provocano l’aumento della temperatura della Terra. Si tratta di una decisione del parlamento scozzese, che supera il venti, venti, venti dell’Unione Europa: venti per cento di riduzione delle emissioni, venti per cento di energia da fonti rinnovabili, venti per cento di efficienza energetica, da raggiungere entro il 2020, rispetto ai livelli del 1990.
L’obiettivo di riduzione per il 2050 di Glasgow è dell’ottanta per cento.
L’ammodernamento del ciclo dell’acqua prevede anche misure per il contenimento degli eventi meteorologici, attraverso la realizzazione di un piano di drenaggio delle acque superficiali che usi le aree verdi. Tutto il sistema fognario, di depurazione e di distribuzione è sottoposto da anni ad ammodernamento, dal 2006 al 2010 le perdite sono state diminuite di un terzo.
Anche l’efficienza energetica fa parte degli obiettivi, per questo motivo Glasgow vuole diventare un esempio realizzando una rete elettrica intelligente, in questo modo sarà possibile interscambiare consumo e produzione, anche dei piccoli impianti, e scegliere gli orari migliori in cui acquistare energia.
Una parte del proprio calore dovrebbe arrivare dal recupero di biogas, ottenuto dagli impianti di compostaggio dei rifiuti organici e poi distribuito attraverso reti di teleriscaldamento. In generale tutto il settore della raccolta differenziata è in miglioramento, così come quello dei trasporti. Qui oltre alla ristrutturazione della metropolitana è in corso la realizzazione di una rete di autobus veloci a grande capienza che viaggiano in sede riservata.
A Glasgow non mancano nemmeno i siti di orti comunitari per i cittadini, e l’educazione alla sostenibilità, con trecento scuole coinvolte.