Archive for the ‘riciclaggio’ Category

UNA RETE PER LA RACCOLTA DEI TAPPI DI PLASTICA USATI

Bormio (So), via Don Bosco indicazione raccolta tappi plastica

Tappi raccolti separatamente. Nelle case, negli uffici, nei circoli, nelle parrocchie. Per realizzare progetti di cooperazione internazionale, come pozzi di acqua potabile in Tanzania. E’ una vicenda di autorganizzazione quasi carsica quella della gestione separata delle coperture di plastica usata. In quasi un decennio i tappi usati di bottiglie e flaconi di alimenti e detersivi sono diventati una fonte di finanziamento. Fondamentale è stata la nascita di una rete di volontariato, basata sulla Caritas di Livorno e il Centro Mondiale Sviluppo Reciproc0 (Cmsr) , e alla rinuncia al guadagno per l’impresa che recupera il polietilene teraflatato, più noto per la sigla Pet, con il quale sono prodotti i tappi. Una tonnellata di plastica non arriva alla quotazione di duecento euro, e per farla bisogna raccogliere circa quattrocentomila pezzi. Finora i progetti realizzati sono stati da poche decine di migliaia di euro, per questo motivo il mix di volontariato e di lavoro non profit è indispensabile perché l’iniziativa possa continuare. L’elenco dei centri raccolta è disponibile qui.

Bormio via Don Bosco cassonetto raccolta differenziata tappi plastica

 

SPAGNA: BIOETANOLO DAGLI SCARTI DELLE ARANCE

¡naranjas! by po.psi.que by Flickr

Combustibile dagli scarti delle arance. E’ quanto sta avvenendo in Spagna, dove il problema dello smaltimento delle bucce degli agrumi è diventato una risorsa. Il progetto per ottenere bioetanolo dagli avanzi dell’industria della trasformazione delle arance, soprattutto in succo, è stato sviluppato grazie alla collaborazione tra agricoltori, industriali e centri di ricerca pubblica.

Delle arance, quindi, non si butterà più alcunché in futuro nelle comunità autonome della Valencia e della Murcia, adesso il riuso avviene solo parzialmente. Con il raccolto in corso è entrato infatti a regime la prima produzione di bioetanolo dai rifiuti degli agrumi, nello stabilimento di Silla, a sud della città di Valencia.

Il progetto è nato due anni fa a cavallo delle due comunità autonome del sud-est della Spagna, che sono tra le maggiori produttrici di frutta della penisola iberica. Qui avviene anche la trasformazione delle arance in succo, con relativa produzione di scarti, che peraltro sono difficilmente compostabili. Per questi motivi è stata intrapresa la strada del riuso grazie alla collaborazione tra agricoltori, industriali e il Politecnico di Valencia. L’esito del progetto è stata la possibilità di ottenere dagli avanzi bioetanolo, ma anche D-Limonene, un olio essenziale. Quest’ultimo è usato per la produzione di profumi ed è impiegato anche dalle aziende farmaceutiche, delle colle, e delle vernici, soprattutto come solvente. Dalla polpa avanzata si ricava un mangime per uso zootecnico. L’acqua in uscita alla fine del processo industriale di riuso dei rifiuti delle arance è completamente depurata.

 

ISRAELE: 60% DEGLI IMBALLAGGI RICICLATO ENTRO IL 2014

Bidoni raccolta differenziata rifiuti allo Zoo di Gerusalemme

Imballaggi riciclati dai produttori, al 60% entro il 2014, al 100% entro il 2020. E’ questa la scelta che sta facendo Israele su proposta del ministero dell’ambiente.

Il parlamento di Tel Aviv ha approvato in prima istanza la nuova norma sul recupero degli imballaggi, che dà la responsabilità dello smaltimento ai produttori. Prima di entrare in vigore la Knesset dovrà esaminarla in seconda e terza lettura, probabilmente entro febbraio. Con il recupero delle materie seconde, derivanti dal riuso e riciclaggio, Israele potrebbe risparmiare 300 milioni di dollari all’anno, spesi ora in questo settore, senza contare i costi ambientali per la gestione di un milione di tonnellate di scarti ogni dodici mesi.

La nuova legge prevede che entro il 2014 siano recuperati il 70% di vetro e cartone, il 65 di metalli e il 40 di plastica. La norma prevede anche l’introduzione per gli enti locali, che organizzano il servizio rifiuti, la separazione tra scarti secchi e organici, avanzi di cibo e potature del verde.

Obiettivo del governo israeliano ridurre al minimo l’uso delle discariche per smaltire l’immondizia.

 

BIOETANOLO DAGLI SCARTI DELL’AGAVE PER TEQUILA

Fields of Blue Agave (Agave tequilana) by bbum by Flickr

Con “l’alcol della tequila” si potrà guidare, se immesso nel serbatoio del carburante dell’auto, però. Dagli avanzi della lavorazione dell’agave blu si può infatti ottenere bietanolo utilizzabile per autotrazione. In Messico gli studi su questa agroenergia di seconda generazione stanno dando esiti positivi, anche per questo sono stati presentati a Cop 16 a Cancun.

Come in ogni Conferenza internazionale sui cambiamenti climatici gli eventi collaterali alle sessioni ufficiali sono numerosi. Tra questi vi è stata la presentazione del recupero degli scarti dell’agave blu usata per la produzione del famoso distillato, un modo per migliorare la sostenibilità di questo tipo di industria. Dagli avanzi della lavorazione si può infatti ottenere bioetanolo per autotrazione, quest’attività fa parte del Babethanol Project, una ricerca per la produzione di biocarburanti da biomasse lignocellulosiche di scarto dell’industria alimentare.

Il progetto è una collaborazione tra undici paesi europei e centramericani e tredici enti, ed è finanziato dall’Unione Europea, il coordinamento è dell’Institut National Polytechnique de Toulouse, Tolosa, in Francia. Lo studio sull’agave blu è portato avanti dall’Università di Città del Messico.