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CRESCONO I CORRIERI IN BICI, NUOVI AFFARI PER I BIKE MESSENGERS

bici cargo

Consegne rapide in bicicletta, e due. Sono raddoppiate le società che a Milano portano buste e pacchi sulle due ruote, o tre, se peso e volume lo necessitano.

L’economia dei nuovi servizi sostenibili si sta facendo strada in città, nonostante per anni sia stata negata dai decisori politici. La società, anche quella economica, è come al solito più avanti, l’esempio più classico è la riscoperta della bicicletta come mezzo di trasporto quotidiano, avvenuta decisamente prima della realizzazione delle infrastrutture, dai percorsi protetti ai parcheggi con servizi di assistenza, le bicistazioni.

A Milano da ormai cinque anni sono presenti gli Urban Bike Messengers, una presenza ormai consolidata nelle strade cittadine e in questo di tempo è cresciuta nell’organico, nei servizi erogati e nelle sedi, sono anche presenti a Bologna. Una delle attività introdotte in questi anni è stata la consegna dei pacchi attraverso bici cargo, una presenza normale nel nord Europa, ma che sta crescendo anche nel nostro paese. Proprio questo servizio ha fatto crescere le collaborazioni con le nuove attività legate alla nuova ristorazione, dove le scelte alimentari si sono moltiplicate e dove la consegna negli uffici o a domicilio è sempre più richiesta. Forti di questa esperienza da un anno è nata anche Milanbike, che subito ha proposto anche il trasporto merci. Quest’azienda propone servizi legati alla ristorazione, come il rifornimento dei locali da parte di piccole imprese che non hanno una propria distribuzione.

Le sinergie tra imprese che della sostenibilità fanno un proprio tratto distintivo proseguono con la nascita a Città Studi del primo bar italiano dedicato ai professionisti che si muovono in bici, l’Upcycle Milano Bike Caffè. In questo locale è possibile fermarsi per lavorare senza l’assillo delle consumazioni, comunque di qualità, darsi una sistemata per l’appuntamento successivo e magari dare una registrata ai freni.

Sulla crescita del traffico merci urbano grazie alle bici cargo c’è da segnalare un convegno che si svolgere il 12 maggio all’Università Bocconi di Milano.

 

I PRIMATI DELLA RACCOLTA DIFFERENZIATA DI MILANO

rifiuti amsa secondo quarto

La raccolta differenziata rifiuti di Milano è da imitare. Sono venute in città delegazioni di enti locali e aziende tedesche e francesi a vedere il sistema che sta riportando in vetta alle metropoli europee, grazie alla separazione della frazione organica, gli scarti di cucina e della manutenzione del verde.

Era già accaduto quindici anni fa, poi le giunte comunali dei sindaci Gabriele Albertini e Letizia Moratti preferirono puntare sull’incenerimento. Adesso Milano sta puntando sulla sostenibilità della gestione del ciclo dei rifiuti, e i risultati sono ottimi, superiori in qualità e quantità alle prudenziali stime dell’Amsa della presidente Sonia Cantoni.

Nel primo quarto di Milano, le zone sud ovest dove è attuata, l’azienda pubblica dei servizi ambientali sta sfiorando il cinquanta per cento, che, se fosse ripetuta nel resto della città, porterebbe la città in vetta alle classifiche europee. Questo risultato percentuale è ancora più significativo perché si accompagna a una qualità dei rifiuti raccolti superiore alla stima più ottimista, e a una quantità di frazione organica anch’essa al di sopra delle previsioni, anche nei quartieri con maggiori problematiche sociali come quelli di edilizia popolare.

Le delegazioni tedesche e francesi sono venute a studiare il sistema di raccolta e smaltimento, basato sui cassonetti e sacchi condominiali, in particolare per la frazione organica. In questo caso si usano secchielli e sacchi di bioplastica compostabile, Materbi, della Novamont di Novara, una delle principali aziende del settore. L’innovazione di questo sistema, largamente utilizzato da quindici anni in numerosi comuni di Lombardia, Veneto, Piemonte e altre zone d’Italia, è proprio nella gestione dei rifiuti umidi. Grazie alla bioplastica gli scarti di cucina e del verde rimangono a contatto con l’aria, quindi avvengono reazioni aerobiche che aiuteranno il successivo recupero attraverso compostaggio. In questa fase avviene anche l’evaporazione di una parte dell’acqua presente, con riduzione del peso dei rifiuti da trasportare agli impianti di smaltimento.

All’estero si usano, invece, sacchetti di plastica tradizionale, in questo modo necessari ulteriori processi di raffinazione con costi maggiori di trattamento e il materiale ottenuto è di qualità inferiore per la presenza di plastiche non degradabili nel compost finali.

Per chiudere questo cerchio è ora necessario che Milano si doti di un proprio impianto per  valorizzare la frazione organica dei rifiuti raccolta, attraverso il recupero di biogas o il compostaggio, visto che adesso è portata a Montello, in provincia di Bergamo, all’omonima azienda, con relativo aggravio di costi per il trasporto. Una situazione analoga a quella che stanno vivendo numerosi comuni della provincia di Milano, da oltre quindici anni, per i pochi impianti realizzati, nonostante siano tutti in utile, e nonostante la richiesta di compost per la nuova agricoltura sostenibile che si sta sviluppando nei parchi Agricolo Sud Milano e del Ticino.

In questi giorni A2A, che controlla Amsa, ha deciso di scorporare gli impianti di smaltimento dalla società milanese e creare A2A Ambiente. Contro questa decisione la presidente Sonia Cantoni si è dimessa, il sindaco di Milano Giuliano Pisapia le ha chiesto di ripensarci, ma ha avvallato il piano industriale della grande società multiservizi, controllata pariteticamente da Palazzo Marino e Comune di Brescia.

Fino a ora A2A non ha dato prova di credere a un modello sostenibile per il ciclo dei rifiuti, la seconda città della Lombardia e la sua provincia, insieme a quella di Pavia, hanno i risultati più bassi di differenziata, e maggiore di incenerimento, peraltro non ben gestito.

 

AD AMSTERDAM C’E’ IL CAR SHARING TRA PRIVATI GRAZIE ALL’AUTO PEER TO PEER

we go amsterdam
Il car sharing privato. L’auto peer to peer. La nuova mobilità passa anche dall’uso pubblico delle macchine dei singoli cittadini. Ad Amsterdam è realtà, grazie a un’applicazione per telefonini.
Le smart city, le città intelligenti, si basano sull’uso razionale dell’esistente grazie alle nuove tecnologie informatiche. In questo modo strutture o servizi pubblici e privati possono essere utilizzati in modo maggiore, così da ridurre costi, magari l’occupazione di spazio, incrementando la disponibilità di servizi.
Ad Amsterdam il car sharing privato o l’auto peer to peer è una realtà grazie a un’applicazione che si chiama We Go. Il singolo proprietario dell’auto deve ovviamente iscriversi al servizio, e segnalare il luogo e la disponibilità del proprio mezzo. E’ quindi possibile consentire l’uso della auto sia vicino a casa, perché magari è usata solo nel fine settimana, o nei pressi del proprio lavoro, dove spesso rimane parcheggiata dalla mattina alla sera. Chi la prende, ovviamente, deve essere a sua volta iscritto al servizio, mentre chi lo eroga, la società We Go di Amsterdam, garantisce, oltre al collegamento tra la domanda e l’offerta, anche la copertura assicurativa.
Grazie alle auto condivise private è quindi possibile trovare un mezzo anche in zone dove il classico car sharing non è conveniente per la bassa domanda, oltre ad avere una maggiore tipologia di auto potenzialmente affittabili. Il tutto consentendo di condividere i costi di gestione grazie agli introiti pagati dagli utilizzatori temporanei della propria auto.
Un altro car sharing tra privati c’è a San Francisco.
 

IL NUOVO PANE DI MILANO E BRIANZA CON IL FRUMENTO DELL’AREA METROPOLITANA

Spiga e Madia maggio 2007

Il nuovo pane di Milano e della Brianza è una realtà assai articolata. Coinvolge aziende agricole, gruppi di acquisto solidale, distretti di economia rurale e solidale, panifici, foodblogger e agriturismi, fino a inventare eventi. La pasta acida è l’immancabile lievito che esalta i nuovi-antichi frumenti, sia nell’uso da parte di artigiani-trasformatori che in quello casalingo.

Il primo progetto della nuova filiera del grano Spiga e Madia risale al 2006, quando la Retina dei Gas della Brianza e del Comitato verso il Distretto di Economia Solidale, sempre delle provincia di Monza, hanno sottoscritto un patto con alcuni soggetti del territorio. Nel documento c’era l’impegno a mettere in comune pratiche di consumo consapevole per la conservazione del territorio agricolo nell’area metropolitana, in particolare con produzioni biologiche, e di realizzazione del prezzo trasparente. Il nuovo pane della Brianza è stato il primo progetto scelto, e realizzato, per la sua simbolicità, e ha visto ricreare tutta la filiera, dalla coltivazione biologica del frumento, di varietà del territorio, fino alla molitura e alla panificazione. Adesso un cantiere della Tangenziale Est Esterna ad Agrate Brianza si è insediato sul campo di Spiga e Madia, quindi la coltivazione si sposterà nella zona dell’Adda, in attesa di ritrovare un terreno in provincia di Monza.

Un progetto analogo è stato gemmato dal Distretto del Parco Agricolo Sud Milano nel 2010 e ha visto il Panificio Tornaghi di Bareggio (Mi) impegnarsi e contaminare altri cinque trasformatori nella lavorazione del frumento coltivato a due pochi chilometri dall’area metropolitana.

Altra realtà è quella dei Produttori del Parco del Ticino, dove alcune aziende agricole sono tornate a coltivare il grano e si sono collegate con alcuni panifici del territorio così hanno realizzato il proprio pane e altri prodotti da forno, panettone compreso.

C’è poi chi, come la Cascina Caremma di Besate (Mi), del proprio grano e della sua lavorazione ne ha fatto prima un vanto del proprio menù agrituristico e adesso ne ha fatto un evento con laboratorio per imparare a fare il pane con pasta madre, che viene anche data a fine serata ai partecipanti.

Proprio al migliore dei lieviti è destinata anche una giornata all’anno promossa da Slow Food, nella quale sono organizzate distribuzioni straordinarie, oltre a quelle rintracciabili tutto l’anno. Si è infatti creata una rete di spacciatori, gratuiti, di pasta madre.

Intanto sulla rete si moltiplicano i post e i blog che raccontano come farsi il pane a casa, sia a mano che con l’aiuto di robot impastatori o macchine ad hoc, che proprio a Milano e in Brianza sono alquanto diffuse.

Chissà se arriveremo anche in Italia ad imitare la California, dove è possibile trasformare la cucina di casa in un piccolo laboratorio per produzioni artigianali.