Archive for the ‘infrastrutture immateriali’ Category

IN BRASILE C’E’ IL BIOLOGICO CERTIFICATO DAI CONSUMATORI

marchio biologico brasile

In Brasile oltre duemilaquattrocento piccole aziende agricole biologiche sono certificate grazie alla presenza costante dei consumatori.
E’ un’esperienza che si sta diffondendo anche in Europa quella dei sistemi di garanzia partecipata, che permettono alle imprese, soprattutto familiari, di poter usare il marchio biologico, senza dover sostenere i costi supplementari per il lavoro degli istituti di certificazione.
La storia del biologico brasiliano nasce alla fine degli anni ’70, nel 1999 il ministero dell’agricoltura ha emanato la prima disciplina del settore, dopo quattro anni di polemiche e trattative, dal 2008 ha riconosciuto anche la certificazione dei sistemi di garanzia partecipata.
Cardine di questo sistema è la Rete Agroecologica Ecovida, di cui fanno parte centottanta comuni, oltre alle duemilaquattrocento piccole aziende agricole, organizzate in duecentosettanta tra associazioni e cooperative di produttori. Nel circuito brasiliano sono anche presenti una trentina di associazioni e una decina cooperative di consumatori, oltre a raggruppamenti per il sostegno tecnico all’agricoltura biologica delle piccole imprese familiari.
Altro elemento centrale dei sistemi di garanzia partecipata è la credibilità, per questo è stato realizzato un modello che prevede per l’azienda un controllo interno da parte dei consumatori della rete locale, e anche quello di un comitato etico esterno alla realtà di zona, sempre volontario.
In Brasile vi sono quindi due marchi per i prodotti biologici, che si differenziano per due scritte certificacao per auditoria e sistema partecipativo, entrambi sottoposti ai controlli del ministero dell’agricoltura.

 

AMBURGO A BASSA EMISSIONE: SECONDO PIANO CLIMA E MOSTRA INTERNAZIONALE DI ARCHITETTURA NEL 2013

iba hamburg
Meno quaranta per cento entro il 2020, meno ottanta per cento entro il 2050. Sono questi gli obiettivi di riduzione delle emissioni di anidride carbonica che si è data Amburgo, città-stato del Nord della Germania, che due anni fa è stata la Capitale Verde d’Europa.
Proprio le politiche di sostenibilità di questa metropoli, un milione e settecentomila abitanti nella città, e quattro nell’area urbana, le hanno permesso di succedere nell’iniziativa dell’Unione Europea a Stoccolma.
Il secondo piano clima di Amburgo, con le sue trecento azioni, è entrato in vigore nel 2012, quello precedente, i cui obiettivi sono stati raggiunti, prevedeva una riduzione del 25% delle emissioni del 1990, quattro volte di più di quanto previsto dal Protocollo di Kyoto.
L’efficienza energetica degli edifici esistenti è stata uno dei settori dove si sono concentrati i maggiori sforzi, anche realizzando strumenti finanziari che rendessero conveniente le ristrutturazioni. La presenza in città delle sedi di numerose grandi imprese del settore energia, e le competenze da città-regione, Amburgo è infatti un land a se stante, hanno infatti permesso di sperimentare e applicare numerose innovazioni e collaborazioni. Oltre milletrecento imprese hanno sistemi di gestione ambientale Emas o Iso 14001. Il nuovo quartiere di Hafencity, nato dalla dismissione di una parte dei magazzini del porto, è parzialmente senza auto, ed è il più grande in Europa tra quelli sostenibili, con i suoi due milioni di metriquadrati.
Proprio alla rigenerazione urbana sostenibile della città è dedicata la Iba Hamburg che aprirà tra poco più di un mese. Le mostre internazionali di architettura, diffuse sul territorio, si basano sui concorsi di idee su come è possibile reinsediare zone dismesse o di nuova espansione. In questo modo, oltre alle proposte, arrivano anche i capitali privati.
Per migliorare la vivibilità di Amburgo non potevano mancare azioni per ridurre l’impatto della mobilità, come una nuova metropolitana leggera e un’altra linea tranviaria, mentre l’autostrada urbana A7 è stata riqualificata, riducendone l’impatto paesaggistico. Ci sono servizi di car e bike sharing, e car pooling.
La ciclabilità è sostenuta con appositi percorsi, anche se non come in altre città tedesche. Per questo motivo l’amministrazione comunale di Amburgo ha fissato come obiettivo di arrivare entro il 2015 al ventiquattro per cento di spostamenti in bici, tre anni fa erano la metà. Per arrivare a questo risultato ci sarà il potenziamento delle infrastrutture tra cui quelle per l’interscambio tra biciclette e treni come le bicistazioni.
In Germania sono numerosi gli esempi di città sostenibili, come BerlinoMonaco di Baviera.
 

FOODSHARING: IN GERMANIA CIBO CONDIVISO PER EVITARE GLI SPRECHI

foodsharing

In Germania gli avanzi di cibo si possono condividere anziché buttare. Accade in città come Berlino, Monaco di Baviera e Colonia da poco più di un mese.
Si chiama foodsharing.de il nuovo servizio antisprechi che sta avendo un successo superiore alle migliori attese.
Il principio è molto semplice. Cittadini e aziende devono mettere a disposizione il cibo in eccedenza gratuitamente. Per farlo si devono registrare sul sito per poter pubblicare l’annuncio che deve contenere tipologia, quantità e tempi per il ritiro dei prodotti.
A chi mette a disposizione il cibo in eccedenza, anche cucinato, è chiesta la garanzia della perfetta conservazione, nel caso dei cibi freschi deve essere garantita la catena del freddo, il mantenimento della bassa temperatura.
Il foodsharing inizialmente è nato da un gruppo di famiglie che si erano organizzate per condividere gli avanzi di ciascuna.
Subito dopo, viste anche le adesioni, è arrivata l’idea di farne un sito internet che ha avuto immediatamente una grande accoglienza.
Fino ad ora sono otto le città e le località dove il servizio è attivo, ma la diffusione è in rapida crescita. Foodsharing.de sta già lavorando per essere presenti anche in Austria e Svizzera. I margini di possibile crescita sono ampi, infatti lo spreco per abitante arriva a ottantadue chili all’anno di cibo buono che finisce in pattumiera. C’è da superare la diffidenza e l’imbarazzo che impediscono di accettare cibo da sconosciuti, che grazie alla registrazione del sito, però, non sono più tali, anzi, magari si possono scoprire anche abili cuochi o cuoche casalinghe.

 

OLEGGIO, CITTA’ DEL LATTE TRA GORGONZOLA E FORMAGGI DI BUFALA

Una città del latte. Oleggio, pochi chilometri dall’aeroporto di Malpensa, sponda novarese del fiume Ticino, si fregia di questo marchio, sin dalle indicazione stradali che indicano l’inizio del comune. E’ una scelta presa due anni fa dalla locale amministrazione per esaltare la vocazione agricola zootecnica di questo territorio. Il comune si trova accanto allo scalo internazionale che sta cercando di crearsi un nuovo assetto, dopo che Alitalia lo ha abbandonato come base per i voli intercontinentali.

L’espansione delle attività legate all’aeroporto nel Parco del Ticino sono visibili anche a Oleggio e dintorni. La presenza di alberghi in primis, ma soprattutto il traffico automobilistico di collegamento. Non a caso è prevista la costruzione di una nuova superstrada al servizio di Malpensa, la Busto Arsizio-Oleggio, con tanto di ponte in uno dei punti più belli e affascinanti del Parco del Ticino, vicino alla Diga del Panperduto, dove nascono i canali Villoresi e Industriale, e vi è lo storico ponte che connette Piemonte e Lombardia.

A Oleggio attualmente ci sono sedici allevamenti bovini, che rappresentano un quarto della produzione di latte della provincia di Novara, ed è presente la sede del caseificio Santi, uno dei più noti per la produzione industriale di gorgonzola. Anche quello artigianale ha, ovviamente, la propria notorietà, non a caso ci sono ristoratori e commercianti che qualificano l’erborinato presente nei loro esercizi proprio come Gorgonzola di Oleggio. Nelle iniziative pubbliche come “Latte sotto le stelle” non mancano le presentazioni negli usi culinari di questo formaggio, compresa la trasformazione in gelato realizzata da chef. Ovviamente a Oleggio e dintorni non è prodotto solo il famoso cacio, per questo ci sono confronti sulla qualità come nell’annuale concorso caseario, che si svolge ogni anno alla fine di giugno.

Nel centro novarese c’è anche uno dei principali allevamenti di bufale, il cui latte è sia destinato alle produzioni industriali, sia a quelle locali artigianali, fatte dalla stessa azienda agricola zootecnica Facchi che li alleva. Nel negozio adiacente alla stalla, con il caseificio a vista, ci sono anche carne e salumi realizzati in collaborazione con un’altra azienda di Oleggio e i gelati di latte di bufala, da assaporare anche al momento.

Sulla nuova filiera dei formaggi bufalini prodotti dalle aziende agricole del Nord è possibile leggere qui.