Archive for the ‘agroenergie biocarburanti’ Category

HAMMARBY SJOSTAD, UN QUARTIERE D’ACQUA ED ENERGIA

Sickla Channel by Malena Karlsson

Due milioni di metriquadrati di ex fabbriche diventati un grande nuovo quartiere sostenibile. E’ Hammarby Sjostad, Stoccolma, bella zona residenziale nata dal progetto di villaggio olimpico per i giochi del 2004, che però, come è noto, si svolsero ad Atene.
Proprio dalla mancata realizzazione di quell’idea è nata la proposta del quartiere a basso consumo di energia.
Hammarby Sjostad significa città d’acqua, questo elemento è centrale per la presenza del lago Malaren e il canale Sickla, inoltre una delle principali fonti di energia è proprio l’acqua. Nella zona vi è infatti una centrale idroelettrica e anche quella degli scarichi è riusata per produrre energia.
Proprio per questo apparato Hammerby Sjostad sarà quasi autosufficiente per i suoi ventimila abitanti e diecimila utilizzatori quotidiani, quando alla fine del prossimo anno tutto il nuovo quartiere della zona sud di Stoccolma sarà completato.
Una delle innovazioni introdotte è il recupero dei liquami degli scarichi domestici che sono convogliati in cisterne sottoterra, nella quali si forma biogas usato per i consumi del quartiere. La parte che avanzo è poi compostata e usata come per concimare le vicine campagne.
La raccolta rifiuti è separata e avviene tramite sistemi pneumatici, in modo che le frazioni sono convogliate direttamente nei container che poi sono portati ai centri smaltimento. La frazione non riciclabile è incenerita con produzione di energia elettrica e calore, in base alle necessità del quartiere. Ovviamente non mancano i pannelli fotovoltaici e solari sui tetti degli edifici.
Ad Hammerby Sjostad da sei anni è anche presente un distributore di idrogeno per auto, mentre le due linee di autobus sono a biogas e nel resto della città ce ne sono numerosi a etanolo. Tutta la mobilità del quartiere è a ridotto impatto ambientale, per cui c’è una flotta di auto del servizio car sharing, e c’è anche un traghetto per il centro di Stoccolma, che è formata da quattordici isole. Alla fine della realizzazione del progetto ci sarà anche un tram e, per ridurre l’impatto acustico e visivo, la strada per auto è stata realizzata parzialmente in trincea.

 

SPAGNA: BIOETANOLO DAGLI SCARTI DELLE ARANCE

¡naranjas! by po.psi.que by Flickr

Combustibile dagli scarti delle arance. E’ quanto sta avvenendo in Spagna, dove il problema dello smaltimento delle bucce degli agrumi è diventato una risorsa. Il progetto per ottenere bioetanolo dagli avanzi dell’industria della trasformazione delle arance, soprattutto in succo, è stato sviluppato grazie alla collaborazione tra agricoltori, industriali e centri di ricerca pubblica. Delle arance, quindi, non si butterà più alcunché in futuro nelle comunità autonome della Valencia e della Murcia, adesso il riuso avviene solo parzialmente. Con il raccolto in corso è entrato infatti a regime la prima produzione di bioetanolo dai rifiuti degli agrumi, nello stabilimento di Silla, a sud della città di Valencia. Il progetto è nato due anni fa a cavallo delle due comunità autonome del sud-est della Spagna, che sono tra le maggiori produttrici di frutta della penisola iberica. Qui avviene anche la trasformazione delle arance in succo, con relativa produzione di scarti, che peraltro sono difficilmente compostabili. Per questi motivi è stata intrapresa la strada del riuso grazie alla collaborazione tra agricoltori, industriali e il Politecnico di Valencia. L’esito del progetto è stata la possibilità di ottenere dagli avanzi bioetanolo, ma anche D-Limonene, un olio essenziale. Quest’ultimo è usato per la produzione di profumi ed è impiegato anche dalle aziende farmaceutiche, delle colle, e delle vernici, soprattutto come solvente. Dalla polpa avanzata si ricava un mangime per uso zootecnico. L’acqua in uscita alla fine del processo industriale di riuso dei rifiuti delle arance è completamente depurata.

 

BIOETANOLO DAGLI SCARTI DELL’AGAVE PER TEQUILA

Fields of Blue Agave (Agave tequilana) by bbum by Flickr

Con “l’alcol della tequila” si potrà guidare, se immesso nel serbatoio del carburante dell’auto, però. Dagli avanzi della lavorazione dell’agave blu si può infatti ottenere bietanolo utilizzabile per autotrazione. In Messico gli studi su questa agroenergia di seconda generazione stanno dando esiti positivi, anche per questo sono stati presentati a Cop 16 a Cancun.

Come in ogni Conferenza internazionale sui cambiamenti climatici gli eventi collaterali alle sessioni ufficiali sono numerosi. Tra questi vi è stata la presentazione del recupero degli scarti dell’agave blu usata per la produzione del famoso distillato, un modo per migliorare la sostenibilità di questo tipo di industria. Dagli avanzi della lavorazione si può infatti ottenere bioetanolo per autotrazione, quest’attività fa parte del Babethanol Project, una ricerca per la produzione di biocarburanti da biomasse lignocellulosiche di scarto dell’industria alimentare.

Il progetto è una collaborazione tra undici paesi europei e centramericani e tredici enti, ed è finanziato dall’Unione Europea, il coordinamento è dell’Institut National Polytechnique de Toulouse, Tolosa, in Francia. Lo studio sull’agave blu è portato avanti dall’Università di Città del Messico.

 

SI RECUPERA TUTTO NEI VITIGNI

Bike and Wines by Marv! da Flickr

Dalle vinacce esauste ed essiccate si ricava biomassa per riscaldare e produrre elettricità. Dai raspi si ottiene materiale organico per la pacciamatura. Sono due tra gli utilizzi meno noti dei vitigni che aumentano la sostenibiltà di questo tipo di coltivazione, spesso accusata di essere scarsamente rispettosa dell’ambiente e di essere causa dell’incremento del dissesto idrogeologico.

Da tempo è in corso un processo di miglioramento della vitivinicultura, a iniziare dalla ricerca della qualità, che ha orientato la produzione verso la bontà rispetto alla quantità. L’incremento di reddito delle aziende agricole ha permesso di investire nei miglioramenti di tutta la filiera, che stanno proseguendo, anche con difficoltà, come per la definizione europea di vino biologico. La stesura del regolamento europeo si è infatti arenata nelle differenze tra stati del nord e sud dell’Ue.  Le pratiche sostenibili innovative si stanno diffondendo nella realizzazione di nuove cantine, che si inseriscono piacevolmente nel paesaggio e che sono realizzate con materiali edili ecocompatibili. In molto casi si iniziano a vedere anche installazione di pannelli fotovoltaici e solari termici sui tetti. Per quanto riguarda l’aspetto agricolo vi sono strade che possono sembrare anche contraddittorie.

L’uso dei raspi per la pacciamatura attorno ai vitigni è una tecnica adottata per non far crescere erbacce al fine di migliorare la qualità dei frutti e del lavoro, mentre vi sono coltivatori che fanno crescere l’erba per compattare il terreno in modo da diminuire l’erosione del suolo, quindi il dissesto idrogeologico. Evidentemente ciascuna avrà un utilizzo sostenibile in base alla tipologia del territorio dell’azienda che deciderà di adottarla. L’irrigazione in alcuni casi è stata razionalizzata con riduzione dei consumi, analoga strada intrapresa anche nelle cantine durante le fasi della lavorazione dove è necessaria.

L’elenco delle buone pratiche è lungo, e prevede anche l’uso dei vinaccioli per ottenere un olio usato sia per l’alimentazione che la cosmetica, piuttosto che il riuso delle vinacce per ottenere grappa dopo una distillazione. In quest’ultimo caso è possibile ottenere infine pellet per l’uso come biomassa per riscaldare o produrre elettricità dopo un trattamento di essicamento. Dallo stesso materiale è anche possibile ricavare bioetanolo per autotrazione.

Altri aspetti della sostenibilità della vitivinicultura arrivano dagli imballaggi del vino, in questo ambito sono state adottate bottiglie con minore utilizzo di vetro, etichette stampate con inchiostri e carte a ridotto impatto ambientale, in qualche caso si trovano anche distributori alla spina, ma solo per quello di gamma meno pregiata.

Per finire vi è anche il turismo enologico in bicicletta, con tanto di due ruote attrezzate e aziende agricole con parcheggi predisposti per chi pedala tra una cantina e l’altra, godendosi gli aromi del vino e la bellezza del paesaggio modificato dal lavoro dell’uomo.