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CLIMA: DUE CENTRALI TERMOELETTRICHE IN MENO GRAZIE AI CERTIFICATI BIANCHI

Due centrali da seicento megawatt spente per ventiquattro mesi. E’ l’equivalente di quanto prodotto in meno di cinque anni dai cosiddetti Certificati bianchi, i Titoli di efficienza energetica (Tee) emessi dal Gestore del mercato elettrico (Gme). E’ quanto emerge dal Rapporto annuale sul meccanismo di mercato dei certificati bianchi curato dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas.

Questa tipologia di titoli è stata introdotta nel nostro ordinamento nel 2004, e il suo funzionamento è stato modificato nel 2007. I Tee sono sono emessi dal Gme a favore delle società di distribuzione dell’elettricità e del gas, delle loro aziende controllate e a favore di società operanti nel settore dei servizi
energetici (Esco, Energy service company), per certificare la riduzione dei consumi ottenuta grazie a interventi, e progetti, di incremento di efficienza.

Il risultato dei primi quarantanove mesi di entrata in vigore, gennaio 2005 – novembre 2009 sono incoraggianti, con un’accelerazione positiva dell’ultimo anno. Grazie ai Certificati bianchi sono state risparmiate cinque milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Tep), due negli ultimi trecentosessantacinque giorni. Oltre al guadagno economico vi è quello ecologico, che in anidride carbonica, gas climalterante, significa cinque milioni di tonnellate in meno. I Tee funzionano bene anche per i consumatori e le imprese, nel 2008, sempre secondo l’autority energetica, un investimento di due euro virgola otto a famiglia, ha generato risparmi quantificabili da cinque a cento volte per chi ha partecipato a programmi di efficienza. Anche per le imprese è conveniente questo meccanismo poiché, per ogni tonnellata equivalente di petrolio risparmiata, consente un minor costo di entità compresa tra i 118 e i 587 euro per raggiungere gli obiettivi di riduzione dei gas climalteranti secondo il Protocollo di Kyoto e il Piano 20 20 20 dell’Unione Europea.

Il mercato dei Tee consente tre filoni di azione. Il primo prevede l’acquisto di titoli da parte dei distributori che, attraverso i loro progetti, ottengono risparmi inferiori al loro obiettivo annuo, pertanto devono acquistare sul mercato i titoli mancanti per ottemperare all’obbligo. Il secondo si basa sulla vendita di titoli da parte dei distributori che raggiungono risparmi oltre l’obiettivo annuo e che possono realizzare profitti “verdi” vendendo sul mercato i titoli in eccesso. Il terzo, infine, prevede la vendita di titoli ottenuti da progetti autonomi da parte delle Esco che, non dovendo ottemperare ad alcun obbligo, hanno la possibilità di realizzare profitti sul mercato.

 

L’AGROENERGIA PER GLI AEREI

camelina_biocarburante

Primo volo con passeggeri per un aereo alimentato ad agroenergie. Il 23 novembre la compagnia di bandiera olandese Klm farà viaggiare un proprio velivolo con una miscela al cinquanta per cento di camelina e cherosene, l’attuale carburante del settore aeronautico. All’esperimento parteciperanno solo un numero limitato di viaggiatori.

La metà del propellente deriva da una pianta non destinata ad alimentazione che cresce spontaneamente ai bordi delle coltivazioni. Questo vegetale si adatta a terreni non destinati alle produzioni per la nutrizione dell’uomo, riducendo un altro problema delle agroenergie. La camelina cresce fino a mille metri di altezza in climi anche freddi, e aiuta la fertilità dei terreni nel ciclo della rotazione.

Altri esperimenti di voli alimentati con biocarburanti di origine vegetale di seconda generazione sono stati effettuati sia quest’anno che nel 2008, le miscele sono di vario genere dalle noci di cocco per uso cosmetico e per l’industria cartaria, alla jatropha, passando per le alghe

Il traffico aereo incide per il tre per cento per emissioni di anidride carbonica. Nelle trattative per il nuovo protocollo internazionale sui cambiamenti climatici, che potrebbe essere firmato il mese prossimo nella conferenza di Copenaghen, questi scarici, insieme a quelli marini, sono entrati nei conteggi, mentre da quello di Kyoto erano esclusi.

Dal 2008 esiste un’associazione internazione per la diffusione dei biocarburanti nel settore aeronautico, è formata sia da costruttori che compagnie aeree, non ci sono componenti italiani.

 

CALIFORNIA: INCENTIVI E TETTI PER L’ENERGIA SOSTENIBILE

california pale eoliche prima e seconda generazione

Illuminazione, riscaldamento, edilizia, ma anche raffrescamento ed elettrodomestici ad alto rendimento. Sono questi i cardini della nuova azione verso l’energia sostenibile in California, negli Usa. Un piano di investimenti da tre miliardi e cento milioni di dollari, il più importante varato finora negli Stati Uniti. L’ingente sforzo economico dovrebbe servire a recupare il ritardo finora accumulato nell’uso delle energie rinnovabili.

Entro il 2010 lo stato leader della costa occidentale avrebbe dovuto, infatti, produrre il venti per cento della propria energia dalle fonti rigenerabili, invece la percentuale si è fermata, al quattordici. I fondi saranno sia pubblici che privati e saranno erogati dalla California Public Utilities Commission. Obiettivo è quello di realizzare un’economia a bassa emissione di andride carbonica, già ora il consumo procapite di elettricità è il più basso tra i paesi che formano gli Usa, e si avvicina a quello dei paesi sviluppati virtuosi. Questo indice positivo, per la produzione di energia a bassa emissione di carbonio, fa da contraltare al grande consumo di petrolio per autotrazione, la California è terza al mondo dopo Usa e Cina.

Le risorse potranno essere utilizzate sia da aziende pubbliche che da quelle private. Tra gli ambiti che saranno presi in maggiore considerazione vi è l’uso delle nuove tecnologie intelligenti per consumare in modo razionale l’energia, riducendo gli attuali sprechi.

 

EOLICO DA PRIMATO IN DANIMARCA

Montaggio di una pala di Horns Rev 2

Montaggio di una pala di Horns Rev 2

Novantuno mega pale eoliche in mezzo al mare, in Danimarca. Sono gli impianti di Horns Rev 2, la centrale off shore più grande del mondo appena inaugurata.

Gli impianti si trovano a trenta chilometri a largo del Jutland, la regione più importante del paese scandinavo dove sorgono città simbolo per la sostenibilità come Aalborg e Arhus. A regime la centrale con i suoi mulini alti centoquindici metri, dotati di pale lunghe novantatre, potrà produrre duecentonove megawatt di elettricità, il consumo annuale di duecentomila abitazioni.

La Danimarca oltre a essere ai primi posti al mondo per l’uso di energia eolico, è tra i maggiori produttori mondiali.

Il paese si prepara anche così alla quindicesima Conferenza delle parti (Cop 15) tra gli stati firmatari del Protocollo di Kyoto, che si svolgerà nella propria capitale Copenaghen dal 7 al 18 dicembre prossimi.

 

SVEZIA E NORVEGIA INSIEME PER I CERTIFICATI VERDI

svezia norvegia bandiera 2

Svezia e Norvegia avranno un mercato unico per i certificati verdi. Dal 2012 i due paesi scandinavi metteranno insieme i rispettivi ambiti di quotazione degli incentivi per le energie rinnovabili.

La scelta dei due governi mette ancora una volta l’esecutivo di Stoccolma all’avanguardia, visto che fu tra i primi, fin dal 2003, a introdurre l’emissione dei titoli di incentivo economico per l’elettricità prodotta da impianti idroelettrici, eolici, solari, geotermici e alimenti da biomasse. Per il governo di Oslo, che non ha ancora introdotto i certificati verdi, si tratta di agganciarsi alle politiche più avanzate dell’Unione Europea, di cui non fa parte.

Le regole sul funzionamento del mercato unico saranno definite entro un paio d’anni in base agli obiettivi di riduzione delle emissione di Co2 che Svezia e Norvegia si daranno, e che saranno influenzati dall’esito della conferenza internazionale sul Clima di Copenaghen del prossimo dicembre.

 

CARBURANTE DALL’ANGURIA

Angurie

Angurie

 

Dagli scarti dell’anguria si potrà ricavare carburante. Questa nuova possibile agroenergia è stata ottenuta dall’USDA-Agricultural Research Service presso il South Central Agricultural Research Laboratory di Lane in Oklahoma. L’etanolo che potrebbe essere prodotto non dovrebbe provenire dalle coltivazioni destinate al consumo alimentare, ma dagli scarti, che negli Stati Uniti arrivano al venti per cento della produzione.

Lo scopo della ricerca era infatti di far diventare risorsa quello che ora è uno scarto, anche se compostabile. Questa peculiarietà assimila il bioetanolo da anguria alle agroenergie di seconda generazione, quelle non in concorrenza con la produzione di cibo. I cocomeri non immessi sul mercato sono quelli che gli agricoltori sanno che non sarebbero acquistati dai consumatori per alcune imperfezioni. Lo studio è pubblicato sulla rivista scientifica Biotecnology for biofuels.