Archive for the ‘clima’ Category

CLIMA: L’ETICHETTA CON LA CO2 INTRODOTTA A TAIWAN

 

L’impronta dell’anidride carbonica arriverà sulle etichette dei prodotti in vendita a Taiwan. Lo ha annunciato il governo di Taipei nella propria strategia per combattere i cambiamenti climatici. La misura inizierà ad essere applicata a bottiglie di plastica per alimenti, biscotti, caramelle e compact disc.

I provvedimenti contro l’effetto serra non si limiteranno all’etichetta. Ci saranno tetti di emissione per la produzione di ciascun prodotto, misure di sostegno per aiutare gli industriali a calcolare l’impronta di CO2 e ad applicare l’etichettatura, vi sarà un sistema di certificazione, e saranno realizzate strategie per pubblicizzare i prodotti dotati dell’impronta di anidride carbonica.

In questo modo Taiwan si prepara ad affrontare il futuro per le proprie esportazioni, principale fonte di reddito per l’isola. Alcuni grandi catene di supermercati e centri commerciali in Stati Uniti, Regno Unito, e Francia stanno introducendo le etichette sull’intero ciclo di produzione.

Il marchio della CO2 è già stato introdotto nel Regno Unito e in Svezia.

 

CLIMA: DUE CENTRALI TERMOELETTRICHE IN MENO GRAZIE AI CERTIFICATI BIANCHI

Due centrali da seicento megawatt spente per ventiquattro mesi. E’ l’equivalente di quanto prodotto in meno di cinque anni dai cosiddetti Certificati bianchi, i Titoli di efficienza energetica (Tee) emessi dal Gestore del mercato elettrico (Gme). E’ quanto emerge dal Rapporto annuale sul meccanismo di mercato dei certificati bianchi curato dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas.

Questa tipologia di titoli è stata introdotta nel nostro ordinamento nel 2004, e il suo funzionamento è stato modificato nel 2007. I Tee sono sono emessi dal Gme a favore delle società di distribuzione dell’elettricità e del gas, delle loro aziende controllate e a favore di società operanti nel settore dei servizi
energetici (Esco, Energy service company), per certificare la riduzione dei consumi ottenuta grazie a interventi, e progetti, di incremento di efficienza.

Il risultato dei primi quarantanove mesi di entrata in vigore, gennaio 2005 – novembre 2009 sono incoraggianti, con un’accelerazione positiva dell’ultimo anno. Grazie ai Certificati bianchi sono state risparmiate cinque milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Tep), due negli ultimi trecentosessantacinque giorni. Oltre al guadagno economico vi è quello ecologico, che in anidride carbonica, gas climalterante, significa cinque milioni di tonnellate in meno. I Tee funzionano bene anche per i consumatori e le imprese, nel 2008, sempre secondo l’autority energetica, un investimento di due euro virgola otto a famiglia, ha generato risparmi quantificabili da cinque a cento volte per chi ha partecipato a programmi di efficienza. Anche per le imprese è conveniente questo meccanismo poiché, per ogni tonnellata equivalente di petrolio risparmiata, consente un minor costo di entità compresa tra i 118 e i 587 euro per raggiungere gli obiettivi di riduzione dei gas climalteranti secondo il Protocollo di Kyoto e il Piano 20 20 20 dell’Unione Europea.

Il mercato dei Tee consente tre filoni di azione. Il primo prevede l’acquisto di titoli da parte dei distributori che, attraverso i loro progetti, ottengono risparmi inferiori al loro obiettivo annuo, pertanto devono acquistare sul mercato i titoli mancanti per ottemperare all’obbligo. Il secondo si basa sulla vendita di titoli da parte dei distributori che raggiungono risparmi oltre l’obiettivo annuo e che possono realizzare profitti “verdi” vendendo sul mercato i titoli in eccesso. Il terzo, infine, prevede la vendita di titoli ottenuti da progetti autonomi da parte delle Esco che, non dovendo ottemperare ad alcun obbligo, hanno la possibilità di realizzare profitti sul mercato.

 

QUEBEC: LIMITI CALIFORNIANI PER LE EMISSIONI DELLE AUTO

quebec-canada bandiere

 

I nuovi limiti della California per le emissioni delle auto espatriano dagli Stati Uniti. Per la prima volta dalla sua approvazione il contagio supera il confine federale per arrivare in Canada, nella provincia francofona del Quebec, dove entreranno in vigore il 14 gennaio.

E’ una riduzione del trentacinque per cento in cinque anni nella produzione di anidride carbonica dalle macchine di nuova immatricolazione, quella intrapresa dallo Stato della costa occidentale nel 2005, ma che l’Epa, l’Agenzia nazionale per l’ambiente, aveva bloccato due anni dopo, durante il secondo mandato del presidente George Bush. Quest’estate il provvedimento è stato riproposto, e accettato, visti anche gli orientamenti più ambientalisti degli attuali vertici dell’ente, nominati dal nuovo inquilino della Casa Bianca Barack Obama.

Il Quebec è la prima provincia del Canada ad adottare questi standard, che negli Usa sono stati introdotti nell’ordinamento da altri quattordici stati oltre alla California: Arizona, Connecticut, Distretto di Columbia, Maine, Maryland, Massachusetts, New Jersey, New Mexico, New York, Oregon, Pennsylvania, Rhode Island, Vermont e Washington. Il provvedimento riguarda un quarto del parco veicoli circolante negli Stati Uniti.

L’aggravio di costi di produzione per ridurre le emissioni di gas serra dei nuovi motori dovrebbe essere recuperato in due o tre anni, grazie alla diminuizione dei consumi di carburante.

In Quebec le emissioni climalteranti dei veicoli sono il quaranta per cento del totale, di queste la metà è prodotta da mezzi privati leggeri come auto, furgoni e piccoli autocarri.

La provincia canadese già due anni fa aveva espresso la propria intenzioni di aderire ai limiti californiani, ma aveva deciso di attendere la fine dei contenzioni legali oltre confine intrapresi dalle case costruttrici. A spingere all’adozione dei nuovi limiti restrittivi c’è stata anche la scelta dei confinanti Maine, Massachusetts, New York e Vermont di uniformarsi alle politiche ecologiche dello stato della costa orientale degli Usa.

 

CLIMA: SCENARI DOPO COPENHAGEN

copenhagen cop 15 simbolo 2

 

Copenhagen non è stato un fallimento totale, ma i tempi della politica rimangono lunghi. La Conferenza internazionale sui cambiamenti climatici  è terminata con un sostanziale fallimento, ma ha inaugurato una discussione e una negoziazione finalmente globali, con tutti i principali leader di governo impegnati in prima persona nelle trattative. Uno scenario inedito e a lungo atteso, dunque, non poco.

Il Protocollo di Kyoto sulla riduzione dei gas cosiddetti serra, quelli che provocano l’innalzamento della temperatura della Terra, riesce infatti a incidere sul trenta per cento delle attuali emissioni mondiali. Non tutti i paesi sottoscrittori, peraltro, lo rispettano, l’Italia è tra questi, compresa la Lombardia, il suo propulsore economico. La compagnia è numerosa tra gli altri paesi industrializzati secondo il World Resources Institute di Washington, e anche tra quelli emergenti per l’annuale rapporto dell’associazione Germanwatch di Bonn e Berlino. La crescita dei livelli di emissioni per continenti e pro capite per le nazioni più grandi sono, inoltre, da tempo note. L’aumento di velocità dello scioglimento dei ghiacciai dell’Artico, rispetto a quanto previsto inizialmente dall’Ipcc, il raggruppamento degli scienziati dell’Unfccc, la Convenzione internazionale sul clima delle Nazioni Unite, la cui sede si trova a Bonn, in Germania, invece, lo è da meno.

Peraltro i livelli di riduzione di emissione dei gas serra di cui si è discusso nella Cop15 di Copenhagen, la quindicesima conferenza tra le parti (paesi) sottoscrittori del Protocollo di Kyoto, sono più bassi di quanto servirebbe per non far crescere la temperature del pianeta di oltre due gradi. Lo ha scritto il quotidiano inglese The Guardian nella ricca sezione ambiente nei giorni della conferenza, pubblicando un documento riservato del segretariato della Convenzione sul clima. La notizia è stata poco ripresa in Italia, Alessandro Farruggia del Quotidiano Nazionale l’ha scritta citando i numeri del problema su Aequo.

In tutto questo scenario nella capitale danese si sono visti in azione i leader di Stati Uniti, Cina, India, Brasile, Sudafrica, oltre a quelli dell’Unione Europea, con i paesi fondatori protagonisti, Italia esclusa. Per questo l’assemblarismo Onu è stato un po’ maltrattato, con il tentativo di Usa e Paesi emergenti di far approvare il proprio documento, assai diverso da quello elaborato fino al giorno prima della fine della conferenza, e scritto nelle sessioni ufficiali. Una proposta che prevede entro la fine di gennaio di quest’anno la sottoscrizione da parte di tutti i paesi della propria quota di emissioni di gas climalteranti. Non c’erano nelle bozze di Copenhagen, e non ci saranno entro la fine del mese, le cifre necessarie per fermare la febbre del pianeta, ma le basi perché ci si possa arrivare sono state poste, e in poche settimane ci sarà una prima verifica di questo scenario. Probabilmente ci vorranno ancora anni prima che questi paesi possano stare al passo con le proposte di riduzione dell’Ue, che era pronta a portare il proprio meno venti per cento entro il 2020, quindi già superiore alla riduzione di Kyoto del cinque, a una diminuzione del trenta. Il realismo del ritardo tecnologico degli Stati Uniti, insieme alle aspettative economiche dei paesi emergenti hanno prodotto l’attuale fragile equilibrio, rispetto al percorso, la road map, decisa due anni a Bali, in Indonesia, al termine di Cop 13. L’obiettivo era approvare a Copenhagen un nuovo protocollo internazionale che proseguisse e rafforzasse l’azione di quello di Kyoto, valido fino al 2012.

Altre interessanti riflessioni si possono trovare sul blog scientifico Climalteranti, che ha pure una documentata sezione sui negazionisti dell’effetto serra. Su questo aspetto potete anche leggere i libri “A qualcuno piace caldo” e “Guida alle leggende sul clima che cambia” di Stefano Caserini, docente di Fenomeni di inquinamento del Politecnico di Milano.

 

 

L’AGROENERGIA PER GLI AEREI

camelina_biocarburante

Primo volo con passeggeri per un aereo alimentato ad agroenergie. Il 23 novembre la compagnia di bandiera olandese Klm farà viaggiare un proprio velivolo con una miscela al cinquanta per cento di camelina e cherosene, l’attuale carburante del settore aeronautico. All’esperimento parteciperanno solo un numero limitato di viaggiatori.

La metà del propellente deriva da una pianta non destinata ad alimentazione che cresce spontaneamente ai bordi delle coltivazioni. Questo vegetale si adatta a terreni non destinati alle produzioni per la nutrizione dell’uomo, riducendo un altro problema delle agroenergie. La camelina cresce fino a mille metri di altezza in climi anche freddi, e aiuta la fertilità dei terreni nel ciclo della rotazione.

Altri esperimenti di voli alimentati con biocarburanti di origine vegetale di seconda generazione sono stati effettuati sia quest’anno che nel 2008, le miscele sono di vario genere dalle noci di cocco per uso cosmetico e per l’industria cartaria, alla jatropha, passando per le alghe

Il traffico aereo incide per il tre per cento per emissioni di anidride carbonica. Nelle trattative per il nuovo protocollo internazionale sui cambiamenti climatici, che potrebbe essere firmato il mese prossimo nella conferenza di Copenaghen, questi scarici, insieme a quelli marini, sono entrati nei conteggi, mentre da quello di Kyoto erano esclusi.

Dal 2008 esiste un’associazione internazione per la diffusione dei biocarburanti nel settore aeronautico, è formata sia da costruttori che compagnie aeree, non ci sono componenti italiani.

 

CALIFORNIA: INCENTIVI E TETTI PER L’ENERGIA SOSTENIBILE

california pale eoliche prima e seconda generazione

Illuminazione, riscaldamento, edilizia, ma anche raffrescamento ed elettrodomestici ad alto rendimento. Sono questi i cardini della nuova azione verso l’energia sostenibile in California, negli Usa. Un piano di investimenti da tre miliardi e cento milioni di dollari, il più importante varato finora negli Stati Uniti. L’ingente sforzo economico dovrebbe servire a recupare il ritardo finora accumulato nell’uso delle energie rinnovabili.

Entro il 2010 lo stato leader della costa occidentale avrebbe dovuto, infatti, produrre il venti per cento della propria energia dalle fonti rigenerabili, invece la percentuale si è fermata, al quattordici. I fondi saranno sia pubblici che privati e saranno erogati dalla California Public Utilities Commission. Obiettivo è quello di realizzare un’economia a bassa emissione di andride carbonica, già ora il consumo procapite di elettricità è il più basso tra i paesi che formano gli Usa, e si avvicina a quello dei paesi sviluppati virtuosi. Questo indice positivo, per la produzione di energia a bassa emissione di carbonio, fa da contraltare al grande consumo di petrolio per autotrazione, la California è terza al mondo dopo Usa e Cina.

Le risorse potranno essere utilizzate sia da aziende pubbliche che da quelle private. Tra gli ambiti che saranno presi in maggiore considerazione vi è l’uso delle nuove tecnologie intelligenti per consumare in modo razionale l’energia, riducendo gli attuali sprechi.

 

EOLICO DA PRIMATO IN DANIMARCA

Montaggio di una pala di Horns Rev 2

Montaggio di una pala di Horns Rev 2

Novantuno mega pale eoliche in mezzo al mare, in Danimarca. Sono gli impianti di Horns Rev 2, la centrale off shore più grande del mondo appena inaugurata.

Gli impianti si trovano a trenta chilometri a largo del Jutland, la regione più importante del paese scandinavo dove sorgono città simbolo per la sostenibilità come Aalborg e Arhus. A regime la centrale con i suoi mulini alti centoquindici metri, dotati di pale lunghe novantatre, potrà produrre duecentonove megawatt di elettricità, il consumo annuale di duecentomila abitazioni.

La Danimarca oltre a essere ai primi posti al mondo per l’uso di energia eolico, è tra i maggiori produttori mondiali.

Il paese si prepara anche così alla quindicesima Conferenza delle parti (Cop 15) tra gli stati firmatari del Protocollo di Kyoto, che si svolgerà nella propria capitale Copenaghen dal 7 al 18 dicembre prossimi.

 

SVEZIA E NORVEGIA INSIEME PER I CERTIFICATI VERDI

svezia norvegia bandiera 2

Svezia e Norvegia avranno un mercato unico per i certificati verdi. Dal 2012 i due paesi scandinavi metteranno insieme i rispettivi ambiti di quotazione degli incentivi per le energie rinnovabili.

La scelta dei due governi mette ancora una volta l’esecutivo di Stoccolma all’avanguardia, visto che fu tra i primi, fin dal 2003, a introdurre l’emissione dei titoli di incentivo economico per l’elettricità prodotta da impianti idroelettrici, eolici, solari, geotermici e alimenti da biomasse. Per il governo di Oslo, che non ha ancora introdotto i certificati verdi, si tratta di agganciarsi alle politiche più avanzate dell’Unione Europea, di cui non fa parte.

Le regole sul funzionamento del mercato unico saranno definite entro un paio d’anni in base agli obiettivi di riduzione delle emissione di Co2 che Svezia e Norvegia si daranno, e che saranno influenzati dall’esito della conferenza internazionale sul Clima di Copenaghen del prossimo dicembre.

 

FRANCIA: ECOTASSA PER LE EMISSIONI DI CARBONIO

 

 carbon-tax

In Francia dal 2010 entrerà in vigore una tassa per le emissioni di carbonio. Riguarderà sia le imprese che i cittadini, ma non dovrebbe aumentare il carico fiscale totale. Si tratta di un provvedimento per incentivare la riduzione nei consumi di petrolio e gas, la combustione è tra le prime responsabile dei cambiamenti climatici.

Secondo quanto previsto dall’esecutivo francese, vi sarà un costo di diciassette euro a tonnellata di biossido di carbonio. Questo significherà un incremento del costo del petrolio di quattro centesimi per litro, e di zero virgola quattro per kilowatt ora di gas metano.

Le persone riceveranno sgravi fiscali, maggiori se dimostreranno di usare i mezzi pubblici, mentre per le imprese sarà abolita una imposta locale.

L’importo della ecotassa sulle emissioni è poco meno della metà di quanto ipotizzato inizialmente, ma la crisi economica ha consigliato il governo francese gradualità nella sua introduzione. Le autorità d’Oltralpe hanno proposto all’Unione Europea di adottare dazi sulle importazioni per le nazioni che non adottano provvedimenti analoghi per ridurre le emissioni dei gas climalteranti.

La Finlandia è stato il primo paese a introdurre nel 1909 la carbox tax. Altre nazioni con tasse sulle emissioni sono: Svezia, Norvegia, Danimarca, e Svizzera.

 

CLIMA: EMISSIONI MARITTIME SOTTOSTIMATE

Hyundai Container Ship di ykanazawa1999 by Flickr

Hyundai Container Ship di ykanazawa1999 by Flickr

 

Le emissioni marittime sono state finora sottostimate. Gli scarichi delle navi da trasporto merci incidono sui cambiamenti climatici tra il tre e mezzo e il quattro per cento delle emissioni globali. Un dato finora conosciuto solo da pochi esperti del settore, e in parte a coloro che, per conto dei governi nazionali o delle organizzazioni internazionali, sono impegnati nelle trattative per il nuovo trattato per la limitazione dei gas che provocano l’effetto serra. Nelle bozze della quindicesima Conferenza delle parti (Cop 15) sul Protocollo di Kyoto. che si svolgerà a Copenaghen dal 7 al 18 dicembre prossimi, sono state, infatti, inserite sia le emissioni marittime che quelle aree, finora non conteggiate nell’accordo in vigore.

A provocare quest’importante fonte sono la scarsa qualità dei combustibili usati per le navi, molto peggiori rispetto a quelli usati per la locomozione terrestre o per gli impianti di riscaldamento e cottura, e l’incremento del traffico merci marittimo dovuto all’aumento del commercio globale.

A guidare il fronte dei paesi che vogliono limitare le emissioni marittime ci sono gli Stati Uniti che hanno appena approvato una riduzione dei limiti lungo le proprio coste, provvedimento che dovrebbe essere imitato dal Canada. Oltre all’effetto serra gliscarti della combustione dei propellenti inquinanti sono fonte di malattie, anche mortali, dell’apparato respiratorio.

In Danimarca si iniziano a fare stime economiche di quanto costino al servizio sanitario le cure per le patologie connesse alle emissioni delle navi.

L’Ue finora ha creato due zone con limitazioni, meno restrittive di quelle Usa, che entreranno in vigore nel 2015: il Canale della  Manica e il Mar Baltico.