Archive for the ‘acqua’ Category

LE BICICLETTE SIMBOLO DI LUBIANA SOSTENIBILE

lubiana sostenibile

La via alla sostenibilità di Lubiana si vede dalle biciclette presenti nelle strade della città.
E’ questa una delle principali innovazioni nella mobilità introdotte dai processi partecipati che la capitale slovena ha attivato negli ultimi lustri.
Proprio l’organizzazione dei trasporti è stata modificata grazie all’ascolto e alle proposte arrivate dai forum ai quali hanno partecipato gli abitanti.
La bicicletta è stata introdotta nel sistema della mobilità grazie alla realizzazione di itinerari ciclabili che passano nello storico e affascinante centro città pedonale. L’amministrazione comunale ha pure realizzato una serie di parcheggi coperti per le due ruote e ha introdotto il servizio di bike sharing.
Sempre grazie ai forum con i cittadini sono stati modificati i percorsi delle linee del trasporto pubblico, e sono stati adottati combustibili a ridotto impatto ambientale come il biodiesel.
Anche la raccolta differenziata dei rifiuti è presente, a Lubiana c’è un sistema di cassonetti sotterranei ma visibili in superficie per poter conferire le diverse frazioni degli scarti domestici o commerciali.
La riduzione dei rifiuti passa anche per il sostegno all’acqua pubblica grazie a una rete di fontane e a cartelli che raccomandano di berla al posto di quella in bottiglia.
Anche l’agricoltura biologica ha avuto un incremento per la presenza a Lubiana di mercatini da oltre un decennio. Proprio questa iniziativa è stato il volano per la crescita di tutto il settore che ha portato la città ad ospitare anche un’ecofesta e un’ecosettimana dedicate alle produzioni organiche.
Ovviamente per lo sviluppo sostenibile non può mancare il recupero delle aree industriali dismesse, al centro di un’apposita progettazione da dieci anni, che è resa pubblica in una mostra permanente dei nuovi insediamenti nella capitale slovena.

 

GLASGOW SOSTENIBILE: EMISSIONI -42% ENTRO IL 2020 E NUOVE GESTIONE DELL’ACQUA

Sustainable Glasgow

La via alla sostenibilità di Glasgow passa da una nuova attenzione e gestione del ciclo dell’acqua.
E’ questa una delle azioni primarie che ha intrapreso la città scozzese che è candidata ad essere nel 2015 capitale verde d’Europa, e che ha iniziato una lunga serie di azioni per migliorare la propria qualità urbana entro il 2020.
Innanzitutto c’è un piano clima, che prevede la diminuzione del quarantadue per cento delle emissioni di anidride carbonica, quelle che provocano l’aumento della temperatura della Terra. Si tratta di una decisione del parlamento scozzese, che supera il venti, venti, venti dell’Unione Europa: venti per cento di riduzione delle emissioni, venti per cento di energia da fonti rinnovabili, venti per cento di efficienza energetica, da raggiungere entro il 2020, rispetto ai livelli del 1990.
L’obiettivo di riduzione per il 2050 di Glasgow è dell’ottanta per cento.
L’ammodernamento del ciclo dell’acqua prevede anche misure per il contenimento degli eventi meteorologici, attraverso la realizzazione di un piano di drenaggio delle acque superficiali che usi le aree verdi. Tutto il sistema fognario, di depurazione e di distribuzione è sottoposto da anni ad ammodernamento, dal 2006 al 2010 le perdite sono state diminuite di un terzo.
Anche l’efficienza energetica fa parte degli obiettivi, per questo motivo Glasgow vuole diventare un esempio realizzando una rete elettrica intelligente, in questo modo sarà possibile interscambiare consumo e produzione, anche dei piccoli impianti, e scegliere gli orari migliori in cui acquistare energia.
Una parte del proprio calore dovrebbe arrivare dal recupero di biogas, ottenuto dagli impianti di compostaggio dei rifiuti organici e poi distribuito attraverso reti di teleriscaldamento. In generale tutto il settore della raccolta differenziata è in miglioramento, così come quello dei trasporti. Qui oltre alla ristrutturazione della metropolitana è in corso la realizzazione di una rete di autobus veloci a grande capienza che viaggiano in sede riservata.
A Glasgow non mancano nemmeno i siti di orti comunitari per i cittadini, e l’educazione alla sostenibilità, con trecento scuole coinvolte.

 

 

PIANO CLIMA BERLINO: ANIDRIDE CARBONICA -40% ENTRO IL 2020

Il piano clima di Berlino meno quaranta per cento di emissioni entro il 2020. Il doppio di quanto richiesto dal venti, venti, venti dell’Unione Europea: venti per cento di riduzione di emissioni, venti per cento di energia da fonti rinnovabili, venti per cento di efficienza energetica, entro il 2020.
E’ articolato e integrato nella pianificazione territoriale della città il piano clima della capitale della Germania, tre milioni e mezzo di abitanti.
Il nuovo alto obiettivo è stato possibile grazie ai risultati ottenuti rispettando le riduzioni del Protocollo di Kyoto.
Nella programmazione di Berlino spicca l’integrazione nel disegno urbano della città, con una forte attenzione agli spazi verdi e pubblici, la funzione ecologica è esaltata dalla progettazione di questi ambiti come luoghi da vivere per i cittadini.
C’è molta attenzione all’acqua, soprattutto nelle misure di adattamento al cambiamento climatico, quindi è previsto un incremento della capacità di assorbimento e una riduzione dei quantitativi di acqua piovana da mandare nel sistema fognario. Per questo ci sarà un aumento delle zone che assorbono acqua, con minori impermeabilizzazioni, che cercheranno di non aumentare i quantitativi di acqua da trattare nei depuratori.
Altro settore strategico quello dell’edilizia, con obiettivi di efficienza energetica sia per le ristrutturazioni che per le nuove costruzioni. Tra le misure sostenute sostenute per isolare in modo naturale gli edifici ci sono la presenza di verde sui tetti e sulle facciate della case.
La rete del trasporto pubblico è alquanto estesa ed efficiente, così come quella delle piste ciclabili, che fa di Berlino una delle capitali mondiali della mobilità su due ruote. Intanto le discussioni sul prossimo piano clima prospettano una riduzione delle emissioni dell’ottantacinque per cento entro il 2050, sempre rispetto al 1990, anno di riferimento utilizzato già Protocollo di Kyoto.

Un’altra città tedesca con un bel piano clima è Monaco.

 

PESCE SILURO, DA PROBLEMA A RISORSA PER LA PESCA ARTIGIANALE

Il pesce siluro diventa una risorsa alimentare, quindi economica. Da problema di inquinamento perché alieno alle specie autoctone, a nuovo ricavo per i pescatori artigianali di laghi e fiumi lombardi. Il tutto a prezzo basso per i consumatori, soprattutto immigrati dell’est Europa.
E’ un progetto di pesca sostenibile quello che ha iniziato a realizzare la Sogemi, la società dei mercati generali di Milano, con la collaborazione dell’assessorato all’agricoltura della Regione Lombardia, delle Province di Como, Varese, Lecco e Sondrio, e che coinvolge tutta la filiera della commercializzazione. Innanzitutto due giorni a settimana, nella sede di via Lombroso, saranno messi in vendita da alcuni grossisti pesci siluri, ma anche carassio e gardon, provenienti dai laghi di Como, Maggiore, Monate, Comabbio e Novate Mezzola, e dai fiumi Ticino e Adda, ma solo nei tratti delle province di Varese e Lecco. In tutte le zone di pesca le acque sono balneabili, ovviamente saranno poi sottoposti ai controlli sanitari.
Fino ad oggi siluri, carassio e gardon presenti sui banchi di via Lombroso arrivavano dal lago Trasimeno, o da Danubio, la zona di origine di queste specie. Non a caso sono ghiotti di questi pesci austriaci, ungheresi, romeni e bulgari. I pesci saranno low cost, visto che il prezzo al chilo sarà di tre euro e mezzo. I modi di cucinare questi pesci sono molteplici.
La speranza è che, oltre al mercato interno, questa iniziativa possa trasformarsi anche in un’occasione di esportazione, vista la grande presenza. In questo modo ci sarebbe un’ulteriore possibilità di riequilibrare la fauna ittica di fiumi e laghi, che è adesso compromessa dalle colonizzazioni di queste specie alieutiche, che non hanno predatori nelle acque italiane.
I siluri si nutrono di tutto quanto incontrano, e, date le dimensioni che arrivano al quintale di peso e ai due metri di lunghezza, hanno notevolmente impoverito le acque interne, con danno agli ecosistemi, oltre che per i pescatori artigianali e dilettanti. Proprio per cercare di rimettere a posto le cose, le istituzioni hanno finanziato negli ultimi anni azioni per contenere la popolazione dei pesci alloctoni. Adesso c’è la possibilità che questo accada con la pesca commerciale e permetta di incrementare le entrate per i pochi pescatori professionisti rimasti su laghi e fiumi. In questo modo, oltre a migliorare la fauna ittica e i bilanci pubblici, arriverà sulle tavole pesce a chilometro zero e a basso costo per le comunità di nuovi italiani. Quello dei prodotti freschi per le cucine del resto del mondo è un mercato in crescita, sostenibile.