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VALENCIA TENTA DI PRESERVARE IL PAESAGGIO STORICO CON L’AGRICOLTURA PERIURBANA

Valencia sta progettando e realizzando la propria sostenibilità a partire da un nuovo rapporto con lo spazio urbano, che sia costruito, meno per le auto più per pedoni e bici, o che sia ancora libero, da usare per il tempo libero o da coltivare. In questo nuovo approccio vi è anche il proprio rapporto con la terra circostante alla città, tra le più famose del Sud della Spagna, e tra le regioni più note per le produzioni agricole.

Valencia è tra le amministrazioni iberiche più impegnate nella Rete delle Città per l’Agroecologia, quell’approccio alle produzioni della terra che oltre alla produttività, tiene in considerazione stabilità, sostenibilità ed equità del sistema delle coltivazioni.

Anche per questo motivo negli ultimi anni vi è stata nella città e nella sua area metropolitana, ma anche in altri centri della regione valenciana, l’estensione delle produzioni con metodo biologico. Tra gli agrosistemi che sono nati vi sono quello della fornitura di orticole ai centri urbani o della trasformazione degli agrumi per destagionalizzarne i consumi. Ovviamente non mancano attenzioni alla riduzione dei consumi idrici, un problema in tutta la Spagna, affrontato da tempo, ma che necessita ancora di essere sviluppato.

Per quanto riguarda la città vi è stata un’attenzione alla programmazione urbanistica dei cosiddetti bordi, gli ambiti più esterni, quelli accanto alle grandi infrastrutture di trasporto. Si tratta di preservare e recuperare il paesaggio storico culturale antico, nella zona nord di Valencia la vocazione frutticola è più sviluppata, anche per la presenza di sette canali del fiume Turia, e altrettanti enti di gestione. Vi è anche un Tribunale delle Acque, un patrimonio immateriale riconosciuto anche dall’Unesco, l’organizzazione delle Nazioni Unite che tutela i beni storici.

Sul mantenimento della vocazione agricola di questo ambito si stanno concentrando numerosi sforzi, sia istituzionali che di cittadini, università e forze sociali. La superficie coltivata che ha resistito all’urbanizzazione è la metà degli storici ventitremila ettari.

La Rete delle Città spagnole per le Agroecologia si ispira al Food Policy Pact firmato all’Expo di Milano del 2015.

 

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