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LA RIGENERAZIONE URBANA DI CARDIFF

cardiff_bay_at_night Trent’anni per diventare da un deserto di aree industriali a città terziaria, meta del turismo urbano e culturale. Eccoci a Cardiff, trecentomila abitanti capitale del Galles, già centro minerario e siderurgico.
La crisi degli anni ‘70 ha determinato che negli anni ‘80 in città vi fosse dibattito su come riutilizzare le aree accanto al mare, stabilimenti e magazzini che non permettevano agli abitanti di Cardiff l’accesso al mare, pur avendolo accanto. Nel 1987 è stata costituita un’agenzia per la rigenerazione dell’area, la Cardiff Bay Development Corporation, che avrebbe dovuto operare per dieci anni.
Effettivamente il lavoro principale, con imponenti bonifiche, è durato fino al 2000, cioè tredici anni, al termine dei quali è stata divisa in quattro strutture minori. Già al cambio di millennio la Cardiff Bay, così è stata ribattezzata la ex zona industriale, era irriconoscibile, avendo riconnesso la città al mare, ed essendo stata reinsediata da spazi artistici, per la cultura, per praticare sport acquatici, e ovviamente bar, caffetterie e ristoranti.
Di questa rigenerazione sostenibile, con pregevoli architetture contemporanee, si è avvantaggiata e contaminata anche il resto della città, che si dotata di un piano clima che prevede l’abbattimento del venti per cento entro il 2020 delle emissioni di anidride carbonica, stabilito ovviamente prima della Conferenza sul clima di Parigi del 2015. Tra i provvedimento adottati dal Cardiff un sistema di smaltimenti rifiuti differenziato, e politiche per l’approvvigionamento alimentare a basso impatto.
La città nel 2004 è stata nominata capitale del commercio equo e sostenibile, del Fairtrade, per le politiche di sostegno al settore, successivamente sono state intraprese azioni per rendere tutto il consumo alimentare meno impattante. Per questo la ristorazione collettiva di Cardiff ha adottato una serie comportamenti per gli approvvigionamenti locali e sostenibili, come per il pesce, una risorsa anche dell’adiacente mare, per cui sono state bandite le specie a rischio estinzione.
Ovviamente la food policy della capitale gallese prevede politiche per incentivare l’agricoltura urbana e periurbana.

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