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LA CONDIVISIONE DELL’ECONOMIA DELLO ZAFFERANO DI MILANO

zafferano fiori

E’ stata una bella annata per lo Zafferano di Milano. Il raccolto è stato buono, e le nuove iniziative stanno diffondendo le coltivazioni e la cultura dei profumati e saporiti stimmi rosso porpora.

E’ proprio questa la base del progetto di Zafferanami, che attorno ai piccoli campi dai bellissimi fiori viola chiaro, a Varedo, nel Parco del Grugnotorno, sta creando una comunità. Da coloro, come il sottoscritto, che tra la metà di ottobre e la metà di novembre vanno a raccogliere una giornata i boccioli ancora chiusi, un paio d’ore di lavoro all’alba, poi un altro paio a estrarre delicatamente gli stimmi, fino a coloro che stanno apprendendo le tecniche di coltivazione.

Il centro ovviamente sono i soci della piccola società agricola, nata dopo le prime esperienze associative. Le collaborazioni e i progetti si moltiplicano, da quello con la cooperativa i Sommozzatori della Terra su un terreno dell’ex ospedale psichiatrico Canton Mombello di Limbiate, a quello per creare una rete, probabilmente una cooperativa, tra coloro che hanno partecipato ai corsi per la coltivazione. Tutto questo riuscendo a incrementare ulteriormente le tecniche di produzione e la qualità dello zafferano, quella che hanno fatto appassionare anche lo chef Davide Oldani e i giurati di Giallo Milano, il concorso per il miglior risotto alla milanese.

Questa esperienza sta accadendo a Varedo e dintorni, a poca distanza dalle ciminiere dell’ex stabilimento chimico abbandonato della ex Snia, nel centro del paese, e le aree verdi del Parco del Grugnotorto, che sembrano soprattutto le aree di rispetto dei tanti elettrodotti che marcano il paesaggio. E’ l’ennesima riprova che lo sviluppo locale passa dalla condivisione, dalla collaborazione e da strade non convenzionali, in questo caso dalla riscoperta della coltivazione dello zafferano, spezia base del risotto alla milanese, ma anche alla monzese.

La produzione nella provincia di Milano fino a due generazione avveniva solo negli orti, e se ne stava addirittura perdendo la memoria, mentre adesso sta creando reddito, cultura, coesione e conservazione di una piccola parte del paesaggio agricolo della Brianza, spesso irriconoscibile per l’estensione dell’area metropolitana, la città infinita del centro della Pianura Padana.

Avevo già scritto di Zafferanami qui e qui e di coltivazioni dello zafferano qui

5 Responses to “LA CONDIVISIONE DELL’ECONOMIA DELLO ZAFFERANO DI MILANO”

  1. Elena ha detto:

    Sono sinceramente ammirata. Ma come è possibile? Ci vogliono terreni poco umidi, no? Lo zafferano non viene mica coltivato in Sardegna e in Abruzzo? Non è troppo umido qui in terra padana?
    Potremmo essere interessati a sperimentare anche noi, forse.

  2. Ernesto Ferrari ha detto:

    Ciao Fabio, bell’articolo.
    Sono Ernesto, uno di quelli che c’era quella mattina di fine Ottobre a raccogliere i fiori nel terreno a Varedo.
    Ti segnalo una chicca che ho trovato in rete: un testo del 1829 sulla coltivazione dello zafferano in Lombardia, a cura di un medico di Angera (Varese) che nel 1810 prese dei bulbi di crocus sativus dal giardino botanico di Pavia e lo coltivo’ con successo.
    La scrittura e’ bellissima, e ci sono delle perle del tipo

    ” Il nuovo metodo di formare la zafferaniera negli orti, che ora proponiamo, ci viene insegnato dal più antico di
    tutti i maestri, cioè dalla natura, seguendo il modo di crescere , moltiplicarsi e conservarsi della pianta dello zafferano ne’ luoghi ove nasce spontaneo.”

    “Coltivando la pianta dello zafferano nel modo or ora descritto, avremo immitato la natura, creando la valle col piano della zafferanaja, i monti all’ intorno coi rivoli, e la terra e terriccio portativi dalle acque, col concio e colla terra sovrappostivi, tolta da’ rivoli dalla mano dell’uomo, in vece che da’ monti per mezzo delle discendenti acque.”

    Questo il link al libro:
    http://books.google.it/books?id=6zdXAAAAcAAJ&printsec=frontcover&hl=it&source=gbs_ge_summary_r&cad=0#v=onepage&q&f=false

    @Elena: il crocus sativus non teme tanto l’umidita’, quanto il ristagno idrico, per ovviare al quale ci sono tanti modi (baulatura, ecc.).

  3. Elena ha detto:

    grazie sono andata a leggermelo, è davvero interesante

  4. Fabio ha detto:

    Grazie Ernesto delle informazioni e scusa il ritardo nella risposta, è rimasta nelle bozze per mia distrazione.
    Anche Dario mi aveva assicurato che avrebbe partecipato a questa discussione, ma credo stia ancora smaltendo le fatiche delle giornate prenatalizie, passate a vendere con il triciclo i pacchetti di zafferano e riso in centro a Milano.
    Tienimi aggiornato sulle tue e vostre iniziative, è proprio un bel progetto quello della riscoperta delle coltivazioni di crocus sativus 🙂
    Buon anno!
    2F

  5. Luciana alias Cristina ha detto:

    Ciao Ernesto sono Cristina. Mi farebbe piacere vederti o sentirti. Baci. Cristina e William

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