Archive for febbraio, 2012

GUSSING, DIECI ANNI DI INDIPENDENZA ENERGETICA

 

Gussing centrale a biomassa

Gussing è tra le prime comunità energetiche autonome in Europa. I quattromila abitanti del piccolo paese a due ore a sud di Vienna, quasi al confine con Ungheria e Slovenia, da dieci anni si autoproducono tutta l’energia che consumano.

L’indipendenza è basata sulle fonti rinnovabili e sulla loro conoscenza. Proprio dalla cultura delle nuove possibilità per produrre elettricità e calore è iniziato il nuovo sviluppo sostenibile di Gussing. Il piccolo paese si trova nella regione austriaca più povera, il Burgenland.

Fino a ventitre anni fa il comune si trovava isolato, visto che i confini erano quelli dell’orribile Cortina di ferro del blocco sovietico. All’inizio degli anni ’90, grazie ai fondi dell’Unione Europea, è stato realizzato un centro di ricerca sulle fonti rinnovabili. Questa infrastruttura intelligente è stata il motore per studiare come far diventare Gussing indipendente per l’energia usando le risorse e la attività presenti nel territorio vicino.

Prima però di occuparsi di produzione sono iniziate le attività per ridurre e contenere i consumi di elettricità, a partire dalla ristrutturazione di alcuni edifici pubblici.

Nel piccolo comune austriaco ci sono adesso otto impianti per la produzione di energia, una delle nuove importanti fonti di reddito per la città è infatti la vendita di elettricità e biocarburanti prodotti in eccesso. Fonti primarie sono le sono le biomasse, a Gussing ci sono centrali alimentate a biogas ottenuto dalla fermentazione degli scarti del legno, dalla produzione del mais, ma anche dagli avanzi vegetali e dei rifiuti. Queste innovazioni hanno portato alla nascita di un distretto di piccole aziende, una sessantina, che impiegano milleduecento persone, e hanno valorizzato tutto il tessuto urbano, economico e anche della formazione. Tra queste c’è anche una tra le più importanti imprese per la produzione di pannelli fotovoltaici austriache. Per questo motivo anche i comuni vicini hanno deciso di imitare Gussing verso l’indipendenza energetica, che ha pure tagliato le emissioni inquinanti di oltre il 90%.

Nel piccolo comune si è anche sviluppato il turismo, soprattutto di operatori interessati a capire l’esperienza che ha portato alla trasformazione sostenibili del paese, sono cinquemila le presenza all’anno nelle strutture ricettive.

Altre comunità energetica autonome si trovano a Schwaz, sempre in Austria, oppure a FeldheimWildpoldsried, in Germania.


 

INDIPENDENZA ENERGETICA: SCHWAZ, IN AUSTRIA

schwaz energy

Schwaz A++. E’ lo slogan della comunità energetica dell’omonima cittadina che si trova nel Tirolo austriaco, poco a Nord di Innsbruck.

I tredicimila abitanti di Schwaz hanno adottato l’etichettatura energetica degli elettrodomestici come motto per la campagna verso la propria indipendenza da fonti esterne. Il primo piano risale al 1996. Perno di questa trasformazione sostenibile dell’importante comune alpino è proprio l’amministrazione pubblica, che si è trasformata di fatto in un’agenzia di consulenza e incentivazione nel settore delle rinnovabili e dell’efficienza. Gli ambizioni obiettivi sono contenuti in un piano clima con target di riduzione delle emissioni che riscaldano la terra più avanzati di quelli del Protocollo di Kyoto.

Le azioni del Comune di Schwaz, e dei suoi abitanti, verso l’indipendenza energetica hanno coinvolto anche l’edilizia e la mobilità. Per cui vi sono stati informazione e investimenti per ridurre gli sprechi nel riscaldamento degli edifici, ma anche per cambiare la mobilità aumentando la quota di trasporto collettivo e ciclistico. C’è stata una rivisitazioni delle fonti energetiche dell’impianto di teleriscaldamento, con l’abbandono dei derivati dal petrolio e la sua sostituzioni con biomasse legnose, Schwaz è circondato da boschi. Per riscaldare una scuola pubblica, per esempio, si usano i trucioli di legno avanzati dalle lavorazioni di una segheria.

Vi sono poi servizi di consulenza per l’adozione di collettori solari per la produzione di acqua calda sanitaria, e per la ristrutturazione o la costruzione di nuovi edifici a basso consumo vi sono anche appositi incentivi. Si possono chiedere fondi per i pannelli fotovoltaici, come per le pompe di calore, ma non solo, l’amministrazione di Schwaz, infatti, dispone di numerose possibilità per sostenere gli sforzi per aumentare l’indipendenza energetica della propria cittadina.

A Feldheim, in Germania, l’obiettivo è stato raggiunto e superato.

 

CIAR CUME’ L’ACQUA DEL LAMBER, IL FUTURO DEL LAMBRO

Documentario sul Lambro Legambiente

Il Lambro è un fiume, è vita. Attorno ad esso si è sviluppata una grande concentrazione di abitazioni, industrie, attività agricole, e i suoi spazi naturali sono stati bei luoghi per il tempo libero. E potranno esserlo ancora, insieme al resto delle attività presenti, se riusciremo a fare pace con questo corso d’acqua lungo centotrenta chilometri. Che adesso consideriamo un corpo estraneo.

Di questo parleremo a Monza, grazie a Legambiente, a due anni dallo sversamento di idrocarburi dalla Lombarda Petroli di Villasanta (Mb). L’occasione sarà la proiezione “Ciar Cumè l’acqua del Lamber (Chiara come l’acqua del Lambro), il documentario realizzato da Elena Maggioni, Hulda Federica Orrù e Carlotta Marrucci, e prodotto da Legambiente, per ricostruire questo filo di relazioni interrotto. Il rapporto tra il fiume e i suoi abitanti è reciso da prima dell’incidente di due anni fa, anche se qualche miglioramento c’era stato, grazie anche alla tenacia di pochi appassionati ambientalisti, nonostante il fallimento del piano di risanamento Lambro-Seveso-Olona degli anni ’80, ancora prima di Tangentopoli.

Lo sversamento criminale di due anni fa ha, speriamo, offerto un’occasione per occuparsi di questo corso d’acqua prezioso e malato. Tra poche settimane, finalmente, sarà firmato il Contratto di Fiume Lambro Settentrionale (il cosiddetto ramo meridionale è il proseguimento dell’Olona a sud di Milano), uno strumento istituzionale coordinato dalla Regione Lombardia tra tutti gli enti locali che si susseguono lungo il corso del fiume, che dovrebbe permettere di affrontare in modo coordinato i problemi.

Sappiamo che il risanamento è possibile, come dimostrano i casi dei fiumi Emscher e Ruhr, nell’omonima regione simbolo dell’industria pesante nel land tedesco della Renania-Palatinato. Corsi d’acqua ben più inquinati del Lambro che da tempo sono tornati a essere trasparenti e vissuti.

Il documentario “Ciar cumè l’acqua del Lamber” sarà proiettato in anteprima mercoledì 22 febbraio 2012, alle 20.45, presso Sala Maddalena in via Santa Maddalena, 7 a Monza. Al termine del documentario condurrò un dibattito con una delle autrici dell’opera, Federica Orrù, il presidente di Legambiente Lombardia, Damiano Di Simine e Mario Clerici di Regione Lombardia.

 

FELDHEIM, COMUNITA’ ENERGETICA AUTONOMA

Eolico, fotovoltaico e biogas da rifiuti agricoli. E’ il mix energetico di Feldheim, sessanta chilometri a sud est di Berlino, land del BrandeburgoGermania.

Il piccolo comune, settemilasettecento abitanti, è una tra le tante comunità autonome sorte grazie agli incentivi alle fonti rinnovabili nel paese più manifatturiero dell’Unione Europea.

L’inizio del percorso verso l’indipendenza energetica di Feldheim è del 1998, con l’installazione delle prime quattro pale eoliche alte ottantacinque metri, adesso sono quarantatre, per oltre settantaquattro megawatt di potenza installata. Un altro degli impianti per la produzione di energia si basa sul biogas ottenuto dal letame delle vacche e dei maiali nonché dagli avanzi dei raccolti e dell’insilato di mais, mangime per gli allevamenti. Feldeim è una frazione di Treuenbrietzen e si trova in una zona agricola della Germania orientale. La centrale a biogas produce sia elettricità che calore, distribuito con una piccola rete di teleriscaldamento che rifornisce abitazioni, attività produttive e alcune aziende zootecniche.

Il terzo impianto è una centrale fotovoltaica a pannelli rotanti, quelli che durante la giornata si orientano verso il sole. In questo caso la struttura da quaranta ettari è stata realizzata al posto di una caserma dismessa. La potenza installata è di due virgola due megawatt.

I locali consumi sono decisamente minori rispetto alla produzione, che è venduta alla rete regionale. Gli abitanti di Feldheim, per rafforzare la propria costituzione in comunità autonoma, si sono anche staccata dalla distribuzione elettrica e di calore della principale grande azienda tedesca, e ne hanno costituita una propria. I proprietari sono il comune, i titolari degli impianti di produzione da fonti rinnovabili, i cittadini, i possessori dei terreni, e la locale cooperativa degli agricoltori. Tra gli accordi per la costituzione dell’impresa vi è anche il costo fisso dell’energia per vent’anni, possibile anche grazie all’assenza di fonti fossili, che risentono degli investimenti finanziari.

Feldheim è anche sorto un turismo di operatori e amministratori locali interessati a riprodurre il modello di indipendenza energetica del piccolo comune del Brandeburgo.

Un’altra comunità autonoma si trova a Wildpoldsried, piccolo comune della Baviera.