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CANAPA: IL LENTO RITORNO DI UNA PIANTA DIMENTICATA

Lentamente ma sta tornando. Per usi alimentari, cartari, cosmetici, edili, energetici, farmaceutici, tessili. E’ la canapa sativa, coltivazione tipica della Pianura Padana, abbandonata negli anni ’50, per la concorrenza di altre fibre come juta, cotone, e sintetiche.

Lo stop definitivo fu dato alla metà degli anni ’70, quando furono inaspriti i divieti di coltivazione della varietà indica, da cui è possibile ricavare hascisc e marjuana. Allora fu inserita nelle restrizioni anche la canapa sativa, che invece è formidabile. Questo pianta, infatti, migliora lo stato dei terreni dove è coltivata, necessità di poca acqua e cura, oltre ad avere rari parassiti in natura. Anche la sua capacità di assorbimento di anidride carbonica è particolarmente sviluppata.

Per tutti questi validi motivi l’Unione Europea ha deciso di sostenere la sua reintroduzione tra le coltivazioni. Purtroppo la distruzione dell’intera filiera sta rendendo lenta la sua nuova diffusione nel nostro paese, che vede tra i protagonisti Piemonte, a Carmagnola (To) c’è la sede di Assocanapa, Romagna e Marche, zone dove la canapa era già coltivata sessant’anni fa. Del ritorno di questa pianta dimenticata si discuterà a Cuggiono (Mi) in una serata organizzata dall’Ecoistituto della Valle del Ticino cui parteciperanno Coldiretti e Cia.

La chiacchierata si svolgerà alle Radici e le ali, già chiesa sconsacrata di San Rocco, un affascinante luogo della memoria dell’emigrazione della fine dell’800 e dell’inizio del ‘900 verso gli Stati Uniti.

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