ERBE SPONTANEE DELLA VAL BREMBANA PROTAGONISTE DEL GUSTO E DEL TERRITORIO

erbe del casaro

Erbe spontanee e formaggi, ma anche vini, birre, artigianato del legno, e tante declinazioni delle risorse del territorio per uno sviluppo locale, accogliente e sostenibile.
Erbe del Casaro 2013, in alta Val Brembana, provincia di Bergamo, si presenta ancora più ricca per la sua quarta edizione, che inizierà sabato 25 maggio e terminerà domenica 9 giugno. L’appuntamento è rimasto ovviamente ancorato ai prodotti della zona, a partire dalle erbe spontanee, rigogliose e disponibili nei prati dalla primavera dopo il freddo inverno. Proprio alla promozione delle piante commestibili, che si possono raccogliere ovunque in questo periodo, è dedicata tutta la rassegna. Ci saranno percorsi guidati per la raccolta, come quello organizzato dalle Donne di Montagna dell’Albergo Diffuso di Ornica, visite a laboratori di trasformazione per la cosmetica, conferenze, e degustazioni di aperitivi e piatti.
Per Erbe del Casaro i ristoranti dell’Alta Val Brembana hanno predisposto menù con l’uso degli aromi dei prati e dei boschi, a volte insieme ai Principi delle Orobie, i formaggi della Valbrembana: Branzi Ftb, Formai de Mut, Bitto Storico, Strachitunt Valtaleggio, Agrì di Valtorta e Stracchino all’antica delle Valli Orobiche. Tra le novità di Erbe del Casaro 2013 ci sono il pane al Paruk, l’Erba del Buon Enrico, e il gelato alla rucola e al basilico. Non mancheranno i vini della Provincia di Bergamo, e le locali birre artigianali, anche con laboratori del gusto e abbinamenti guidati.

 

IL CAR SHARING SI PRENOTA IN STRADA CON LA CARTA DI CREDITO

autolib car sharing parigiBasta una carta di credito, e il car sharing con mezzi elettrici di Parigi può essere immediatamente utilizzato, anche per una singola corsa.

E’ una nuova tappa della mobilità sostenibile la possibilità di prendere le auto condivise dai chioschi vicino ai parcheggi, grazie al più comune sistema di pagamento elettronico.
L’Autolib di Parigi sta cercando di conquistare un’altra fetta di mercato, aumentando i sistemi di prenotazione delle sue millesettecentocinquanta auto elettriche, che possono fruire su una rete di ricarica di quattromila punti.
Il sistema con le carte di credito permette di generare chiavi di apertura elettroniche, che esternamente si presentato come tessere plastificate, simili a quelle dei pagamenti elettronici. In caso di necessità è possibile parlare con un operatore di Autolib tramite una videochiamata attivabile dal chiosco di prenotazione.
Finora sono settantamila gli abbonati al servizio privato di car sharing con mezzi elettrici presente nella capitale francese.
Le auto sono a quattro posti e hanno un’autonomia di duecentoquaranta chilometri in città e centocinquanta sulla rete extraurbane, dove possono arrivare fino alla velocità di centotrenta chilometri l’ora. I mezzi elettrici di Autolib sono prodotti in Italia.
I parcheggi del car sharing parigino sono posizionati vicino ai mezzi pubblici, così da favorire l’interscambio e la mobilità di coloro che non hanno automobili di proprietà. E’ possibile, inoltre, lasciare le auto in un altro parcheggio rispetto a quello di partenza, un po’ come avviene per i servizi di bike sharing.
 

LOMBARDIA TERRA DI ZAFFERANO

riso zafferano oldani zafferanami

Zafferano di pianura e di montagna, in Lombardia. Da zona di consumatori, grazie a piatti simbolo come il risotto alla milanese o allo zafferano, a luogo di produzione, con qualche radice nel passato nei vecchi orti di famiglia, almeno in provincia di Milano.

E’ un altro pezzo di nuova agricoltura lombarda quello stanno percorrendo una serie di aziende, spesso condotte da giovani imprenditori. In alcuni casi la scelta di lavorare la terra è arrivata dopo altri percorsi di studio e professionali. Il Crocus sativo è una pianta faticosa da coltivare e da lavorare, per la sua delicatezza, ma che dà grandi soddisfazioni per la sua bellezza e la sua versatilità in cucina, si può usare nella preparazione di tutti i piatti dagli antipasti ai dolci, fino alla realizzazione di liquori e birre.

La più nota tra le nuove produzioni lombarde è quello di Zafferanami, utilizzata anche dallo chef Davide Oldani e in Giallo Milano, il concorso per il miglior risotto alla milanese, che si trova a Varedo, provincia di Monza e Brianza, al confine con quella di Milano, nella pianura del Parco del Grugnotorto. E’ invece sulle colline di Ronco Briantino, al confine con la provincia di Lecco, lo Zafferano Padano, che è in conversione biologica. Arrivando alla fascia pedemontana dell’adiacente provincia di Bergamo c’è la produzione biodinamica di Villa Serica a Caprino Bergamasco, dove è possibile anche dormire e fare prima colazione. In Val Brembana, a Roncobello, c’è stato il primo raccolto amatoriale, mentre a Dossena, l’azienda agricola Luisa Gamba, in collaborazione con la Comunità Montana, farà il primo raccolto. Oltre il Passo San Marco, in Valtellina, provincia di Sondrio, ci sono altre piccole produzioni a Berbenno e come quella dell’azienda agricola Zavaglione a Montagna.

Uscendo dalla Lombardia per pochi chilometri troviamo a Bertonico, nel Garda trentino, un’altra produzione biologica Maso Giomo, marchio dell’azienda agricola Giovanni Poli, che si trova a 1000 metri sul Monte Baldo.

Spostadosi sulle colline moreniche del Garda bresciano si trova, a Pozzolengo, la produzione dell’azienda agricola Al Muras, che oltre agli stimmi realizza anche biscotti, schiacciatine, confetture e miele con zafferano. Andando un po’ più a sud, a Gazoldo degli Ippoliti in provincia di Mantova, si trova l’azienda agricola MargheRita, dove si può anche dormire e fare prima colazione, e che oltre agli stimmi produce anche i bulbi di zafferano.

 

IL CENTRO DEL BITTO STORICO INFRASTRUTTURA PER LO SVILUPPO LOCALE

bitto forme centro del bitto piccola

Il Centro del Bitto è un’infrastruttura intelligente per l’agricoltura di montagna e la sua cultura. Si trova a Gerola, capoluogo dell’omonima valle che inizia a Morbegno, bassa Valtellina.

Siamo nel centro delle terre alte, dove per ottanta giorni all’anno si fa uno dei formaggi simbolo delle piccole produzione casearie italiane, il Bitto.

Il centro è composto da due ambiti principali, la cantina, la casera, dove le forme stagionano dopo la produzione in alpeggio, e la zona vendita-eventi. La struttura è stata realizzata grazie all’indebitamento dei produttori stessi e a un finanziamento regionale, al termine di battaglie per recuperare un ex stabile Enel. Queste fatiche si sono aggiunte a quelle per poter usare la denominazione Bitto Storico, risolti grazie a una norma europea che permette di avere più consorzi di produttori nell’area delle Dop, denominazioni di origine protetta.

La colpa dei produttori del formaggio era di voler fare il Bitto secondo le storiche modalità, quindi solo nei calecc (antiche costruzioni di pietra) sugli alpeggi valtellinesi al confine con quelli orobici e lecchesi, con il latte appena munto di vacche e capre al pascolo, quindi con le relative differenze di aromi in base alle erbe presenti. Questa biodiversità è anche presente nel Centro del Bitto, dove le forme riportano anche gli alpeggi di provenienza oltre alle annate. Un altro dei fattori che rendono unico questo formaggio è la possibilità di conservazione, fino a dieci anni, anche se a Gerola ci sono forme che hanno superato abbondantemente questo traguardo.

Il Centro del Bitto ha iniziando a creare anche una nuova economia legata al turismo caseario, anche se dal punto di vista del marketing territoriale vi è ancora molto da fare, nessun cartello stradale, per esempio, indica che ci si trova nelle valli del Bitto. Tra le iniziative che potrebbero essere realizzate, secondo gli animatori del centro, vi è una strada dei calecc, per visitare queste strutture e vedere in azione i malgari mentre producono il formaggio, e anche la mascherpa, o ricotta di monte, ottenuta dal siero rimasto dalla caseificazione del bitto, al quale è aggiunto un po’ di latte di capra.

Un viaggio a Gerola fa conoscere e apprezzare il Bitto, il suo territorio, e come è mantenuto grazie anche alla produzione casearia. Paolo Ciapparelli, il presidente del Bitto Storico, più volte durante la visita ci ha detto che “la salvezza negli anni delle liti è arrivata da oltre Colico”, dove inizia la Valtellina, un’amara considerazione per chi ama la propria terra, e chi ne è ospite.  In questa avventura sono stati aiutati da Slow Food, che ha eletto il Bitto Storico a simbolo dei suoi presidi. Intanto un terzo della produzione del formaggio è arrivata in Cina, quindi la produzione può andare avanti, sperando che sia imitata.